La riscoperta della Didone abbandonata di Vinci al Teatro Verdi di Pisa

Teatro Verdi, Pisa, 26 marzo 2017

Dramma per musica in tre atti di Pietro Metastasio
Musica di Leonardo Vinci Continua a leggere La riscoperta della Didone abbandonata di Vinci al Teatro Verdi di Pisa

A Pavia Festa Vivaldiana con Gloria e Magnificat per i 450 anni del Collegio Ghislieri

La città di Pavia, animata tutto l’anno dagli studenti della storica Università, nel periodo primaverile arricchisce la propria vita culturale con PaviaBarocca, un festival dedicato prevalentemente alla musica del 17esimo e 18esimo secolo. L’importante manifestazione culturale è organizzata da GhislieriMusica, associazione collegata all’omonimo Collegio, che proprio quest’anno celebra i suoi 450 anni di attività. L’ensamble pressoché stabile di PaviaBarocca è Ghislieri Choir & Consort, fondato nel 2003 e diretto da Giulio Prandi, direttore artistico e musicale dell’associazione Continua a leggere A Pavia Festa Vivaldiana con Gloria e Magnificat per i 450 anni del Collegio Ghislieri

Il secondo cast che stupisce! A Roma un Trovatore da Grande Guerra.

Teatro Costanzi, 3/03/2017

Musica di Giuseppe Verdi
Opera in quattro parti

Libretto di Salvatore Cammarano
tratto dall’omonimo dramma spagnolo di Antonio García Gutiérrez

DIRETTORE Jader Bignamini
REGIA Àlex Ollé (La Fura dels Baus)
COLLABORATORE ALLA REGIA Valentina Carrasco
MAESTRO DEL CORO Roberto Gabbiani
SCENE Alfons Flores
COSTUMI Lluc Castells
LUCI Urs Schönebaum

INTERPRETI PRINCIPALI
IL CONTE DI LUNA: Rodolfo Giugliani
LEONORA: Vittoria Yeo
AZUCENA: Silvia Beltrami
MANRICO: Diego Cavazzin
FERRANDO: Carlo Cigni
INES: Reut Ventorero
RUIZ: Aleandro Mariani
VECCHIO ZINGARO: Francesco Luccioni
MESSO: Giordano Massaro

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Nuovo allestimento in coproduzione con De Nationale Opera di Amsterdam e Opéra National di Parigi

Teatro pieno anche per la terza replica del Trovatore che, questa volta, grazie ad un secondo cast d’eccezione, merita davvero i fragorosi applausi del pubblico romano.
Purtroppo la direzione affrettata e iper approssimativa del giovane Jader Bignamini non ha aiutato di certo i cantanti che spesso erano tirati dall’orchestra o parzialmente coperti dal fragore irregolare che la bacchetta impartiva ai poveri orchestrali, i quali facevano veramente del loro meglio per sopperire alle mancanze del direttore.
La regia di Àlex Ollé, alias La Fura dels Baus, ambienta questo Trovatore nelle trincee della prima guerra mondiale, un modo, a detta del regista, di rendere credibile l’inverosimiglianza della vicenda, così carica d’odio, amore e sentimenti contrastanti.
Sì, la trama è certamente contorta, fulcro è il segreto di Azucena: la zingara che per vendicare la madre rapisce uno dei figli del Conte di Luna e, invece di ucciderlo, per un fatale errore, getta nel fuoco il suo unico figlio; cresce allora il bambino rapito come fosse un figlio ma poi alla morte di questo per mano del Conte esulta per la vendetta finalmente compiuta. Sullo sfondo la guerra spagnola del 1400, l’amore per Leonora e l’odio dei due fratelli che se la contendono. A vederlo così siamo in pieno clima romantico risorgimentale: il Trovatore è bruciante di passione, eroismo, uno spirito ribelle pronto al sacrificio. E allora perché ambientarlo nella prima guerra mondiale?
Alex Ollé cerca ispirazione nel dolore e nell’orrore della guerra di logoramento, dove si assiste alla progressiva disumanizzazione dell’uomo, ogni atto è quindi legittimato e perfino la vicenda più irreale diviene possibile.
Forse anche per questo la scenografia di Alfons Florens consiste in grandi parallelepipedi che corrono su e giù per il palco, divenendo ora tombe, ora trincee che rimandano senza ombra di dubbio al Memoriale della Shoah di Berlino di Peter Eisenman. Grazie poi ai giochi di luce si rompe quella monotonia che potrebbe verificarsi con una scena più o meno fissa per tutti i quadri.
I movimenti di regia sono praticamente inesistenti, del resto non si può avere sempre tutto; le voci erano meritevoli e questo basti.

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Piacevole sorpresa il cinquantenne Diego Cavazzin nel panni di Manrico, il tenore ha iniziato a studiare nel 2000, ha debuttato come Duca di Mantova nel 2011 e da quel momento calca le scene nei ruoli più disparati. Per pura fortuna abbiamo avuto il piacere di ascoltarlo; era infatti il cover degli altri tenori della produzione ma, dato che Marcelo Álvarez ha dato forfait, Cavazzin è stato catapultato sul palco e ha fatto scintille. Affronta con professionalità La Pira, quasi emoziononante, anche se il do finale non era meraviglioso. Bella la voce, timbro pastoso, caldo; emette tutti i suoni con naturalezza. La linea di canto è omogenea, requisito che per un tenore ormai è piuttosto raro.

Notevole il finale ultimo con Azucena (Madre?… non dormi?/, la stanchezza m’opprime, o figlio..); incantevoli le sue melodie fuori scena Deserto sulla terra e in Miserere dunalmaAh, che la morte ognora..”. Riuscito anche il terzettino finale Parlar non vuoi?.
La vera star, che si è guadagnata applausi scroscianti e Brava a non finire, è Vittoria Yeo, la Leonora sud coreana classe 1980, bellissima e bravissima.
Non a caso nel 2015 è stata chiamata da Muti per il suo Ernani di Salisburgo.
“Da brividi”: il commento del signore seduto dietro di me alla fine di Amor sull’ali rosee; non posso che sostenere queste parole, i suoi pianissimo sui Sib sono spettacolari, precisi, con un transitorio d’attacco inesistente e si librano nel teatro lievi, sottili lasciando incantato l’ascoltatore. Ricordano forse gli acuti della Pratt ma hanno un quid in più secondo me. Sicuramente il ruolo le è congeniale, grande presenza scenica nonostante i minimi movimenti; non guarda mai il direttore e forse anche grazie a questo è lei che in qualche modo detta legge e riesce a gestirlo.
Di soddisfazione anche il duetto con il Conte Udiste? come albeggi... Mira di acerbe lagrime, ben eseguito anche grazie al Baritono brasiliano Rodolfo Giugliani. Canto sicuro, timbro non particolarmente scuro, leggermente meno convincente degli altri ma ha fatto pur sempre un’ottima recita e ne Il Balen del suo sorriso ha dato il meglio di sé.
Convince anche l’Azucena di Silvia Beltrami, che avevo recentemente ascoltato nell’inedito Olivo e Pasquale al festival Donizetti di Bergamo. Si destreggia quindi dal repertorio buffo al più temibile Verdi senza problemi; molto espressiva e perfida quanto basta; precisa nel registro medio e grave. Se si vuole fare un piccolo appunto talvolta gli acuti sono privi di armonici, un poco secchi ma niente di sgradevole.
Bravo anche il Ferrando del basso Carlo Cigni e congratulazioni ai giovani ragazzi di “Fabbrica” Young Artist Program dell’Opera di Roma che hanno interpretato Ines (Reut Ventorero) e Ruiz (Aleandro Marian).
Elogi anche per il coro diretto dall’inossidabile e puntualissimo Roberto Gabbiani.
Un’altra serata da ricordare grazie ad un cast di tutto rispetto e sinceramente inaspettato.

L’altro Barbiere: Paisiello secondo Voceallopera

Il Barbiere di Siviglia di Giovanni Paisiello
Dramma giocoso in due atti, 1782

Spazio Teatro 89, Milano, 15 febbraio 2017 Continua a leggere L’altro Barbiere: Paisiello secondo Voceallopera

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