Meyerbeer e il suo tempo – Pappano, Damrau – Santa Cecilia

Orchestra e coro dell’Accademia di Santa Cecilia; 6/10/2014

Direttore: Antonio Pappano; Soprano: Diana Damrau

Libretto di sala

Auditorium Parco della Musica, 6/10/2014
Auditorium Parco della Musica, 6/10/2014

Per ricordare Giacomo Meyerbeer (1791-1864) in occasione dei 150 anni dalla morte l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ci ha regalato un concerto di gran livello: è prima volta insieme per la coppia Pappano-Damrau che riscuote meritatamente un grandissimo successo da parte del pubblico dell’Auditorium.

Per omaggiare l’ammirazione che Meyerbeer aveva per Rossini l’orchestra esordisce con la Sinfonia del Semiramide; impressionanti i crescendo diretti dalla sapiente mano del Maestro che lascia un’impronta sin dal primo momento.

La Damrau accolta con scroscianti applausi sembra leggermente titubante in “D’una madre disperata… Deh! Mira l’angelo con qual gioia le catene” tratto da Il Crociato in Egitto.
Effettivamente Pappano aveva richiesto di incoraggiarla in quanto leggermente raffreddata.
Il primo tempo si chiude con l’overture del Benvenuto Cellini di Berlioz.
La Damrau sale sul palco con un vestito dal corpetto scintillante e fa presagire il luccichio dei suoi trilli.

Come prima aria tratta da Robert le diable canta “Robert toi que j’aime” in cui si apprezzano
soprattutto le messe di voce e le dinamiche che incrementano l’espressività, già marcata, del
soprano.

Con Wagner (Overture Das Liebesverbot) Pappano si scatena del vero senso della parola e grazie al ritmo incalzante delle percussioni dona al pubblico istanti di pura esaltazione.
Il trillo della Damrau è messo alla prova con “Ombre legere” in cui emerge la pastosità della voce e al contempo la leggerezza dei virtuosismi; certo, non è la Dessay ma la sua ironia le regala una platea in visibilio.

Con l’ultima aria “O Beau pays de la Touraine” Diana riesce a conquistare proprio tutti, complice
anche un coro femminile d’eccezione.

Insomma una serata veramente speciale grazie anche al Bis: cavatina di Urbain Nobles
seigneures, salut! (Les Huguenots), all’Overture della Dinorah e alla celebre, ma forse un po’
banale, “Marcia Indiana” dell’Africaine.

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