Don Giovanni – Opéra de Paris

Opéra Bastille, 11/02/2015

Orchestre et Choeur de l’Opéra national de Paris

Michael Haneke Mise en scène
Alain Altinoglu Direction musicale
Christoph Kanter Décors
Annette Beaufaÿs Costumes
André Diot Lumières
José Luis Basso Chef des Choeurs

Erwin Schrott Don Giovanni
Liang Li Il Commendatore
Tatiana Lisnic Donna Anna
Stefan Pop Don Ottavio
Marie-Adeline Henry Donna Elvira
Adrian Sâmpetrean Leporello
Alexandre Duhamel Masetto
Serena MalfiZerlina

Trovandomi a Parigi, ho colto l’occasione di assistere a uno spettacolo della stagione dell’Opéra de Paris ed essendo in scena in questo periodi Arianna a Nasso, Pelleas et Melisande e Don Giovanni, ho scelto l’opera mozartiana.

La prima impressione all’arrivo all’Opéra Bastille è stata piuttosto negativa: l’estetica interna è ben peggiore della già non eccezionale architettura esterna; la grande scalinata dell’ ingresso principale chiuso con le indicazioni per gli spettatori cancellate da del nastro adesivo e altre scale di accesso i cui muri sono imbrattati da murales ricordano uno stadio di provincia più che il maggior teatro d’opera di Francia. L’enorme sala dalla pur buona acustica amplifica mirabilmente anche i colpi di tosse e gli starnuti degli spettatori e assomiglia molto al fantascientifico Senato Galattico presente nella saga di guerre stellari.

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Detto questo, passiamo allo spettacolo ma rimaniamo sule note dolenti della serata: la regia. La messinscena moderna di Michael Heneke risale al 2006 ma ci chiediamo come sia stato possibile, da allora, proporla per ben 42 rappresentazioni senza provocare la ribellione del pubblico parigino. La scena fissa che ha già stufato alla fine del primo atto rappresenta una grande sala ad un piano alto di un grattacielo che si intuisce essere sede di uffici. Don Giovanni potrebbe essere un manager e Leporello il suo assistente poco brillante, Zerlina e Masetto così come il coro sono addetti alle pulizie. I problemi tuttavia devono ancora arrivare, infatti nello spettacolo sono incredibilmente presenti tutte le possibili criticità di una regia moderna: aspetti ridicoli e banali (oltre agli ormai irrinunciabili spazzoloni per i pavimenti e all’abuso di alcol da parte dei protagonisti compare qui la polizia che porta via il cadavere del Commendatore su una sedia da ufficio con le rotelle, il coro che butta il cadavere di don Giovanni fuori dalla finestra nel finale e delle misteriose maschere da topolino indossate a turno un po’ da tutti), contraddizioni con il libretto (ovviamente non c’è nessuna statua ma il cadavere del Commendatore viene portato in scena sulla medesima sedia con la quale l’avevamo visto scomparire ed è donna Elvira già in scena insieme a tutti gli altri a stringere la mano cadaverica del padre di donna Anna con quella del protagonista) e infine – aspetto forse più grave – elementi che compromettono la musica (sono inspiegabili le pause prima e durante i recitativi, il coro canta da fuori perché al suo posto sono in scena delle comparse e lo stesso vale per il cadavere del Commendatore che è in realtà una controfigura e la cui voce proviene ovattata da fuori il palcoscenico). A tutto questo aggiungiamo una superficialità nella resa psicologica e della recitazione che fanno di Don Giovanni un uomo qualunque.

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Consoliamoci però con la parte musicale. Il M° Alain Altinoglu dirige con efficacia e se a tratti manca di brillantezza o di incisività come quando stacca troppo lentamente Là ci darem la mano nel complesso la prova offerta è apprezzabile e piacevolissima da ascoltare.
Don Giovanni era interpretato da Erwin Schrott, che nonostante un’indisposizione annunciata dopo il primo atto ha terminato la recita; egli possiede un mezzo vocale importante, solido ed omogeneo che gestisce molto bene, ma certo non è stato aiutato dalle condizioni di salute così che presentava un timbro sordo e a tratti poco gradevole.
Come Leporello Adrian Sampetrean canta con un bella voce ma po’ piccola, risolve sempre correttamente le sue parti senza strafare. Ciò vale anche per l’aria del catalogo che il baritono, iphone alla mano per consultare l’elenco delle donne, canta bene pur non estusiasmando.
Completavano le file maschili il bravo Masetto (Alexandre Duhamel), uno straziante don Ottavio (Stefan Pop) e il Commendatore Liang Li, fortemente condizionato dalle scelte registiche.
Fortunatamente le tre donne del cast fanno decisamente meglio.
La Donna Anna di Tatiana Lisnic ha un’ottima voce che le consente di interpretare con efficacia il ruolo anche nei passaggi più drammatici laddove si richiede un registro grave piuttosto robusto così come le parti più liriche di ‘Non mi dir, bell’idol mio’.
Brava anche Marie-Adeline Henry come Donna Elvira che, nonostante una zona centrale non ricchissima, brilla nell’acuto con note squillanti e risolve con agilità e precisione i passaggi più ardui della parte.
L’unica italiana era il mezzosoprano Serena Malfi, già ascoltata in Così fan tutte in Scala, che si conferma una valida cantante. La voce è spiegata nel fraseggio, attenta alla parola – e in questo si vede la differenza rispetto alle colleghe straniere – ed è un vero peccato che un paio di scivoloni su note acute prese decisamente a fatica abbiano punteggiato una prova altrimenti assolutamente positiva.
Al termine applausi per tutti con Schrott evidentemente contrariato con se stesso causa indisposizione e un po’ di freddezza per Stefan Pop.

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