Lucio Silla – Teatro alla Scala

Teatro alla Scala, 03/02/2015

Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro alla Scala

Direttore Marc Minkowski
Regia Marshall Pynkoski
Scene e costumi Antoine Fontaine

Lucio Silla Kresimir Spicer
Giunia Lenneke Ruiten
Cecilio Marianne Crebassa
Lucio Cinna Inga Kalna
Celia Giulia Semenzato

Dopo Die Soldaten e L’incoronazione di Poppea, la stagione del Teatro alla Scala propone un’altra rarità: Lucio Silla, opera seria composta nel 1772 da un giovanissimo Mozart a soli 16 anni per il Regio Ducal Teatro di Milano. La struttura e il tema sono ancora profondamente legati alla tradizione neo-classica, mentre il canto, ricco di influssi barocchi, fiorisce in continui virtuosismi e abbellimenti.
Ed è su questo, insieme alla messinscena, che si basa lo spettacolo.

La regia di Marshall Pynkoski sceglie un taglio tradizionale: la bella scenografia con elementi architettonici laterali  mobili (per lo più colonne corinzie) e i fondali ricreano ora un interno ora un esterno, a seconda delle esigenze sceniche, di un’antica Roma ricca ed elegante. I costumi, belli ed azzeccati, sono settecenteschi e creano così una dicotomia a cui gli spettatori dell’epoca di Mozart erano ben abituati.
Dal punto di vista interpretativo, Pynkoski delinea un Lucio Silla estremamente violento, forse troppo, fin dal primo atto mentre gli fa cantare la lunga aria del III atto in buca accanto al direttore per sottolineare – o almeno così è parso a chi scrive – una sospensione dell’azione e una riflessione introspettiva del protagonista. La coppia Giunia-Cecilio appare fortemente legata da un amore indissolubile ma non eccessivamente passionale. Chi invece si ritaglia un significativo spazio sulla scena, anche grazie all’abilità interpretativa della cantante, è la sorella di Silla, Celia, una donna maliziosa che non rinuncia ad usare il suo fascino per influenzare il potente fratello ed ottenere ciò che vuole.

Ci si consentano due premesse alla parte musicale che, non essendo il sottoscritto un musicista ma semplicemente un appassionato d’opera, non vogliono essere una critica ma semplicemente avanzare un dubbio. Nel III atto, la grande aria di Silla Se al generoso ardire con il rispettivo recitativo Amor, gloria, vendetta – in cui per altro il tenore non ha brillato – non è stata musicato da Mozart ma da Johannes Christian Bach in un’opera omonima del 1775 e inserita qui secondo un oscuro criterio. Altro fatto che non riusciamo a comprendere è l’esigenza di amplificare con quattro casse posizionate al 2º e 4º ordine della barcaccia i tre strumenti (cembalo, violoncello e contrabbasso) del basso continuo con il risultato che nelle parti orchestrali dove suona anche il cembalo si avvertiva un’anomala sensazione con il suono che in parte proveniva dall’alto.

Giunia, dall’atto I di Lucio Silla

Per quanto riguarda la direzione in quanto tale, il M° Marc Minkowski al suo debutto in Scala concerta efficacemente, con un buon mordente nelle parti drammatiche. Si sarebbe apprezzata qualche attenzione in più alle dinamiche nelle parti più emotive e sentimentali: il Coro sulla tomba di Mario nel primo atto, ad esempio, è suonato con un tono quasi celebrativo lontano dall’atmosfera funerea nella scena.

Ma i protagonisti della serata sono i cantanti con le loro voci.
Kresimir Spicer nel ruolo di Lucio Silla non è certamente la voce più importante del cast. Riesce sempre a risolvere le sue parti senza cadere in errori ma gli attacchi non sono sempre puliti e la voce poco brillante e senza squillo. Riesce a trovare la morbidezza che gli era mancata per il resto della recita nell’aria bachiana del III atto ma anche in questa non entusiasma.
I veri protagonisti della serata sono stati Marianne Crebassa (Cecilio) e Lenneke Ruiten (Giunia). La prima ha una voce omogenea e rotonda, sicura nelle parti più virtuosistiche così come nel registro medio-grave. La parte decisamente impervia è ben interpretata anche negli accenti. Ruiten invece inizia in modo poco convincente a causa dello scarso volume nelle zone gravi, di qualche passaggio in cui la voce si fa leggermente nasale e per una resa quasi verista di un paio di passaggi nei recitativi del I atto. Ma quando giunge il momento delle agilità, cantate con precisione e smalto, con voce sicura e brillante strappa convinti applausi.
Alla interpretazione scenica di Giulia Semenzato abbiamo già positivamente accennato ma anche la parte musicale non è da meno. Pur con una voce meno importante delle colleghe, affronta con leggerezza anche le parti più impegnative fra cui i numerosi picchiettati davvero ben resi.
Ci convince meno Inga Kalna come Cinna: nonostante la correttezza, la voce ha un timbro poco piacevole frutto di emissione non impeccabile e le agilità sono rese in modo sufficiente ma nulla più.

Teatro alla Scala, 03/03/2015

Alla fine applausi per tutti con punte di entusiasmo per Ruiten, Crebassa e Pynkoski.

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1 commento su “Lucio Silla – Teatro alla Scala”

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