I Puritani – Teatro Regio di Torino

Opera seria in tre atti di Vincenzo Bellini
Teatro Regio di Torino, 26/04/2015

Nuovo allestimento in cooproduzione con Maggio musicale Fiorentino

Orchestra e coro del Teatro Regio di Torino

Direttore Michele Mariotti
Regia Fabio Ceresa
Scene Tiziano Santi
Costumi Giuseppe Palella

Elvira Olga Peretyatko
Lord Arturo Talbo Dmitry Korchak
Sir Giorgio Valton Nicola Ulivieri
Sir Riccardo Forth Nicola Alaimo
Lord Gualtiero Valton Fabrizio Beggi
Enrichetta di Francia Samantha Korbey

Dopo aver ammirato la Peretyatko alla Staatsoper di Vienna lo scorso marzo, non potevo perdermi la sua Elvira nella capitale sabauda anche perchè, questa volta, sarebbe stata diretta dal marito: il maestro Mariotti. Che fosse complice l’intesa coniugale tra i due o l’euforia dell’ultima rappresentazione, devo dire in ogni caso che ieri lo spettacolo è stato veramente degno di nota, ben riuscito e senza sbavature di sorta.

È vero, la regia di Fabio Ceresa e la scenogafia di Tiziano Santi erano già state criticate quando, durante la stagione fiorentina, avevano fatto da sfondo ai gorgheggi del soprano Jessica Pratt ed effettivamente il senso complessivo delle scelte stilistiche sfugge ad un pubblico, tra cui mi inserisco anch’io, poco capace di coglierne le nuove suggestioni.
La scenografia è praticamente la stessa per tutti e tre gli atti ad eccezion fatta per lo sfondo: una sorta di cupola di una cattedrale simil gotica vista dal basso che, atto dopo atto sembra sgretolarsi fino a scomparire del tutto lasciando il posto ad un pannello bianco. Potrebbe forse essere, nell’ottica di un’ardita interpretazione, metafora della mente di Elvira: salda all’inizio, vacillante poi sotto il segno della pazzia e infine dissolta in un alone bianco di onirica incertezza, incapace di comprendere se il ritorno di Arturo sia sogno o realtà. Resta il fatto però che la cattedrale sia molto bella alla vista anche se filologicamente insulsa.
Rimango sinceramente interdetta dall’atmosfera pseudo romantica anche a causa delle onnipresenti tombe sul pavimento, per non parlare poi dei costumi: il bianco velo di Elvira, questa volta è totalmente nero. Il coro poi, anche se inneggia al giubilo e alle prossime nozze, indossa degli abiti più adatti forse all’antro della maga Circe; questi simil-pepli neri e viola rimandano ad un neoclassicimo klimtiano particolarmente cupo.

Ma non appena ci concentriamo sulle note e sulla musica ecco che la vera essenza belliniana viene allo scoperto: rispetto alla rappresentazione viennese la direzione è sicuramente più energica, vivace e puntuale.

Il maestro Michele Mariotti fa la differenza; è abile nel modulare i volumi e crea una vasta gamma di sfumature sonore apprezzate dal pubblico a cui non si lascia neppure un istante di noia. Il direttore è aiutato in questo da un’orchestra dal suono veramente limpido e preciso e da un coro fantastico, eccezion fatta per il canto fuori scena dove si avverte qualche imprecisione.

La moglie del Maestro poi, che magnifica Elvira!
La Peretyatko non si smentisce mai: come a Vienna, se non meglio. Il suo canto è puro e la voce, continuo a ripeterlo, quella di un vero e proprio usignolo.
Alcuni potrebbero forse ricercare nella parte un volume nel complesso più forte ma sbaglierebbero a pensarlo: la maestria di Elvira è proprio quella di non ricercare l’applauso nell’acuto esagerato e sporadico ma nel guadagnarlo a forza di cadenze, trilli e messe di voce. L’interpretazione, ormai consolidata, è impeccabile: un coinvolgimento totale. La Peretyatko sembra quasi avere una vocazione per questo ruolo reso magnificamente soprattutto nella pazzia del secondo atto dove sfodera un’espressività degna di nota (Qui la voce sua soave). Inutile dirlo ma è proprio il connubio Peretyatko-Mariotti a rendere la performance di ieri davvero speciale.

Purtroppo il nostro Arturo (Dmitry Korchak) accanto al mitico soprano sfigura un poco: nel duetto Vieni fra le mie braccia non sembra reggere il confronto nonostante Credeasi misera sia abbastanza riuscita. Quello che forse lo penalizza non è tanto il timbro quanto la presenza scenica: forse il mantello turchese ha contribuito ulteriormente a ridicolizzarne la figura che però risulta sul palco alquanto impacciata; il pubblico ad ogni modo gli tributa ugualmente fragorosi applausi.

Bravissimo il mitico zio, Sir Giorgio Valton, interpretato da un Nicola Ulivieri in gran forma: nel primo atto a fianco alla Peretyatko lo scontro è alla pari, mentre ruba decisamente la scena nel celebre duetto con Riccardo Suoni la tromba, e intrepido. Il timbro è pieno e pastoso, nel fraseggio il piglio è sicuro e risoluto ma, quando ha Elvira accanto sa raddolcirsi e le note fluiscono con grande naturalezza.

Il baritono Nicola Alaimo (sir Riccardo Forth), se pure bravo e preciso ha un timbro un po’ nasale e la sua voce risulta quindi leggermente indietro. Dà il meglio di sè ne Il rival salvar tu dei prima della già citata cabaletta.

Bravi anche Samantha Korbey nel ruolo di Enrichetta di Francia anche se, forse, il pubblico si sarebbe aspettato un minimo di volume in più e Fabrizio Beggi (Lord Gualtiero Valton) che, nonostante sia presente solo alla fine del primo atto dà sfoggio delle migliori qualità di un basso.
Lo spettacolo si è concluso nel fragore generale con lunghi minuti di applausi veramente meritati per questi Puritani d’eccezione.

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