Otello di G. Rossini – Teatro alla Scala

Teatro alla Scala, 7/07/2015

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Direttore Muhai Tang
Regia Jürgen Flimm
Scene Jürgen Flimm da un’idea di Anselm Kiefer
Costumi Ursula Kudrna
Luci Sebastian Alphons

Otello Gregory Kunde
Desdemona Olga Peretyatko
Elmiro Barberico Roberto Tagliavini
Rodrigo Juan Diego Flórez
Jago Edgardo Rocha
Emilia Annalisa Stroppa
Doge Nicola Pamio
Un gondoliere Sehoon Moon

Dopo quasi 150 anni è tornata al Piermarini Otello, un’opera di peso del Rossini serio che aveva goduto di notevole fama nell’800. Era stata poi soppiantata dal capolavoro verdiano e ancora oggi, sebbene sia stata riscoperta, gode di meno repliche di quanto meriterebbe.

La riduzione librettistica di Berio di Salsa, come era consuetudine dell’epoca, non è tratta direttamente dall’originale shakespeariano e ad esso fatica ad avvicinarsi in quanto a drammaticità. Al di là del celebre fazzoletto sostituito con un biglietto, la minor rilevanza della figura di Jago e la presenza del padre di Desdemona fanno rientrare la vicenda, almeno in parte, nelle situazioni tipiche dell’opera seria tradizionale ma allo stesso tempo anticipano elementi che ritroveremo nel melodramma romantico. Pensiamo per esempio al contrasto padre-figlia e alla conseguente maledizione paterna o ancora alla canzone del gondoliere all’esordio del terzo atto.

Ma è la musica a far vivere il testo e Rossini, pur nella struttura classica per forme chiuse e finali e nonostante qualche aria dall’impostazione un po’ convenzionale, delinea pagine di rara drammaticità fra le quali l’intero terzo atto è uno splendido esempio.

Purtroppo il lavoro del regista Jürgen Flimm e dei suoi collaboratori non ha molto giovato nel mettere in scena la vicenda. Bisogna sicuramente riconoscere il merito di aver delineato i personaggi in modo convincente, con l’eccezione forse di Desdemona, la quale appare fin troppo indecisa nella scelta fra i due rivali. Jago, sicuro di sé e con aria di indifferente superiorità, riesce a tessere perfettamente le sue trame, mostrandosi violento con Desdemona ed insinuante con Otello. Rodrigo appare sinceramente innamorato di Desdemona, così come Otello. Il moro però, complice anche il libretto, fin dalla prima scena pare troppo convinto dell’infedeltà dell’amata così che parte della grandezza del personaggio, dilaniato fra amore e risentimento, viene meno. La sua figura rimane comunque grandiosa, spinta da spirito eroico, ma inevitabilmente condizionata dalla propria origine e dalla sua stessa gelosia. Non cogliamo invece la necessità di presentare il doge come un anziano decrepito che fatica a reggersi in piedi così come nutriamo molte perplessità sull’ambientazione in tempo e luoghi non ben definiti. Tutta l’opera si svolge fra tre tende grigie attraverso le quali i personaggi entrano in quella che nel primo atto dovrebbe essere una sala da banchetto, nel secondo il luogo dove avvengono le nozze e nel terzo un misterioso spazio deserto in cui è portata in scena una gondola che diverrà il letto di morte di Desdemona. Se a ciò aggiungiamo che nel finale queste tre tende crollano a terra per mostrarci il retro palco e i personaggi compaiono in abiti contemporanei, la confusione diventa ancora maggiore. A giudicare dalle reazioni del pubblico in sala, non sono l’unico a non aver colto le intenzioni del regista.

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Altro elemento non esaltante della serata si è rivelato essere la direzione del cinese Muhai Tang. Essa ha certamente il pregio di accompagnare i cantanti senza mai sovrastarne le voci ma è naturale che ci si aspetti qualcosa in più. Invece l’interpretazione è stata piuttosto piatta, tutta la sezione degli archi non ha brillato e l’accompagnamento non si è mai fatto travolgente come Rossini richiederebbe.
Si diceva prima della rarità di quest’opera sulle scene dei nostri teatri, essa è in parte dovuta anche alla difficoltà nel trovare tre tenori all’altezza delle ardue parti di Otello, Rodrigo e Jago. Ciononostante sul versante vocale non si poteva rimanere delusi e infatti ho lasciato il teatro davvero entusiasta per quanto ascoltato.

Gregory Kunde, dopo aver debuttato nell’omonimo ruolo verdiano, ritorna ad interpretare il personaggio rossiniano in modo magistrale. Il timbro è brunito, anche se talvolta non completamente omogeneo nel registro grave, la voce piena e dotata di uno squillo notevole. Bisogna ammettere che la cavatina Ah sì, per voi già sento non è brillantissima nell’acuto mentre le agilità che si estendono anche nella zona più grave sono perfette. Il tono eroico con cui affronta il secondo atto è però impareggiabile ed in particolare nel terzetto Ah vieni, nel tuo sangue gli acuti sono sempre timbrati e travolgenti e accompagnati da un fraseggio e da una presenza scenica invidiabili.

Degno rivale, anche vocalmente, di tale Otello è il Rodrigo di Juan Diego Flórez. Egli presenta un timbro più chiaro e forse più omogeneo ed è incredibile la facilità con cui affronta le parti più tipiche del belcanto. Riceve il meritato successo personale dopo aver cantato l’impegnativa aria Che ascolto! ricca di cadenze e note sopracute, ma anche in tutti i pezzi d’insieme la sua voce svetta per brillantezza e bellezza nel colore.

Il terzo tenore della serata, Edgardo Rocha nei panni di Jago, risulta inevitabilmente un gradino sotto, non certo per demerito suo ma per la bravura dei colleghi. Anch’egli ha voce piacevolissima e interpreta il personaggio in modo efficace. Tuttavia possiede un volume minore e talvolta gli acuti risultano sforzati. In ogni caso, il ruolo, anch’esso arduo, è efficacemente affrontato con sicurezza.

Passando almeno momentaneamente alle voci femminili, davvero non comprendo le critiche che sono state mosse ad Olga Peretyatko. Il soprano interpreta la parte con attenzione ad ogni nota. Il canto è pulito, puro, la ricerca dell’espressività continua e tutte le colorature, trilli e mezzevoci eseguiti in modo impeccabile. Inoltre, alla ricerca di un volume che faccia effetto la Peretyatko preferisce la raffinatezza del canto che culmina con una commovente interpretazione della Canzone del salice.

Accanto a Desdemona, l’Emilia di Annalisa Stroppa non sfigura. La voce è omogenea e nonostante un timbro leggermente nasale il mezzosoprano risolve in modo convincente ogni brano. Molto bene anche Roberto Taglavini come Elviro che mostra autorevolezza nella voce così come nella presenza scenica. Completano adeguadamente il cast Nicola Pamio (Doge) e l’esuberante Sehoon Moon (Un gondoliere).

Peccato solo per la direzione del maestro Tang che è stato accolto da sonori dissensi al termine della recita, perché vocalmete lo spettacolo è stato davvero entusiasmante ed infatti i cantanti hanno riscosso il meritato successo.

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