Intervista ad Olga Peretyatko

Inauguriamo le interviste sul nostro sito con una cantante straordinaria, anche per gentilezza: Olga Peretyatko. Ho avuto l’occasione di fare una chiacchierata con lei durante il suo soggiorno milanese in occasione di Otello (di cui trovate la recensione sul nostro blog) ed ecco ciò che ne è uscito su questa produzione, sul suo nuovo disco e sulla sua visione del mondo dell’opera oggi.

Per cominciare, vorrei chiederti di questo Otello in Scala, che avevi cantato già nel 2007 a Pesaro, per altro sempre con Gregory Kunde e Juan Diego Florez. Come hai ottenuto il ruolo quella volta e in 7 anni è cambiato il tuo modo di interpretarlo?

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Olga Peretyatko e Gregory Kunde in Otello al ROF del 2007

Con questo ruolo ho cominciato la mia carriera nel 2007 dopo l’accademia rossiniana con Alberto Zedda. Mi ha affidato questo ruolo, era un grande rischio per tutti, perché la mia voce era ancora più leggera di adesso, soprano leggero e di coloratura; avevo cantato Königin der nacht (Regina delle notte, ndr), Zerbinetta nell’Arianna a Nasso di Strauss e Constanze ne Il ratto dal serraglio. L’accademia rossiniana nel 2006 è stata proprio una scuola di vita. Io, come soprano di coloratura avevo preparato Contessa di Folleville ma ascoltandomi il maestro sentì anche un timbro lirico nella mia voce e disse che avrei dovuto guardare anche il ruolo di Corinna. L’ho studiato in tre giorni con uno stress pazzesco, non abbiamo visto nemmeno il mare! Così ho debuttato credo l’11 e il 14 di agosto prima come Contessa e poi come Corinna nella stessa produzione. E proprio lui osservandomi  decise di affidarmi il ruolo di Desdemona sempre con Florez e Kunde. Gregory fu chiamato all’improvviso, imparò il ruolo velocemente – lui è un genio, potrebbe studiare il Wozzek di Berg in tre giorni. Nel 2007 mi ricordo benissimo che c’erano alcuni punti in cui mi sembrava di morire, mentre ora sono molto più facili, nessuna difficoltà quando hai un’orchestra che ti segue. Dopo il 2007 ho ripreso il ruolo nel 2010, con la stessa produzione a Losanna e ora siamo nel 2015, interessante!

Qual è la parte più impegnativa od interessante del ruolo?

A dir il vero, un po’ tutto. Ogni atto ha la sua bellezza così come le sue difficoltà. Il primo atto è meno problematico, inizia con un duetto molto carino con Emilia, che in realtà è l’unico punto in tutta l’opera che possiamo considerare ancora felice. Il secondo atto è bellissimo, nello scontro fra i due uomini troviamo Desdemona disperata al centro, e poi il finale che è forse il momento più impegnativo, nel quale è fondamentale essere sostenuti dalla buca. E poi il terzo atto con la Canzone del Salice è strepitoso mentre il duetto finale Otello Desdemona vede un vero scontro fra i due protagonisti, molto più che in Verdi. Ma non posso scegliere, amo ogni nota!

Invece per quanto riguarda l’interpretazione scenica, come hai affrontato la parte?

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Olga Peretyatko nel II atto di questo Otello scaligero

Nello studiare Desdemona, anche Devia mi ha detto: ‘Se la canti così con il tuo entusiasmo, in modo talvolta addirittura aggressivo, tu non moriresti. Forse in questo scontro fra te e Otello, morirebbe Otello’. E questo mi ha fatto pensare: devi trovare il colore della voce, la morbidezza e rimanere sempre in questo campo. Per me è difficile, sai? Si cerca sempre di rendere il ruolo più interessante: lo è già di per sé ma forse un po’ monotono perché Desdemona è così, è la vittima. Io non la voglio vedere soltanto come una vittima, questo è il mio problema. Perché lei ha già fatto una scelta coraggiosa: si è sposata con un moro senza dire niente al padre. E poi lei dice sempre ‘ah le mie pene, le mie pene’ ma che colpa ne ha?  Io non la vedo vittima, anche perché alla fine sceglie ella stessa di farsi uccidere.

E invece Desdemona di Verdi è un sogno o non ti attira?

Non ci ho mai pensato sinceramente, forse un giorno verrà. Adesso nei piani non c’è Otello di Verdi.

Solo Gregory Kunde nell’arco di una stagione interpreta entrambi i ruoli: ha fatto cose incredibili ultimamente!

Gregory è fantastico, come collega, come persona e musicista. È libero di cantare come vuole, di cambiare ogni sera le variazioni perché può, perché è libero di decidere ma ha anche il coraggio di farlo in palcoscenico.

A prescindere da questa produzione, com’è il rapporto con i registi che talvolta compiono scelte discutibili? Ti è mai capitato di litigare o non essere d’accordo?

Certo, sì, mi è capitato. Ed è molto importante dire le cose che non ti piacciono anche perché alla fine lavoriamo tutti per un unico risultato. Io ho cominciato a lavorare e a studiare a Berlino e sai che le regie tedesche sono le più audaci. Ho visto di tutto, molto peggio che in Italia. Qui in particolare la regia per noi cantanti non è per nulla problematica, siamo sempre davanti. Il regista ha pensato a noi. Essendoci dentro e non avendolo visto da spettatrice, non posso giudicare lo spettacolo; alcune scene, come il finale in cui sono già morta, non le ho nemmeno viste. In generale però non mi piacciono i conflitti, di nessun tipo. Penso che si possa parlare con ogni persona, trovare un accordo, prendere una decisione insieme discutendo. Bisogna chiedere, io infatti chiedo troppe cose. Però Flimm mi amava. All’ultimo Kiefer ha dato forfait, Flimm ha lavorato su un progetto non suo e siamo riusciti a metterlo in scena. Mi disturbava solo la sabbia, quelle piume del vestito e la stoffa antica ma impolverata del caftano del terzo: io sono un po’ allergica, ho sempre l’antistaminico in borsa.

Parlando più in generale e non solo di questa produzione?

Ci sono tantissimi aspetti che noi non possiamo conoscere prima. Ma non sono nella posizione per dire non mi sento bene, a nessuno interessa, devi essere al 200%, sempre pronto e fit. Il problema è questo, che non hai diritto a sbagliare nel nostro mondo e qualsiasi cosa tu faccia in 10 minuti è su youtube. Puoi dare il massimo, cantare in modo perfetto e c’è sempre qualcuno pronto a dire che non va bene ciò che stai facendo.

Qua in Scala soprattutto.

Già…

Un teatro come questo cambia il modo con cui ti approcci alle recite?

Olga_Peretyatko_41Diciamo che è un fattore di stress in più. Avresti potuto dire di no prima però, potevi non accettare. Alla fine sei sempre tu che hai fatto questa scelta. E questo vale per qualsiasi cosa: repertorio, teatri, agenti e così via. Alla fine però giudicheranno te, non il regista, non il direttore d’orchestra. Puoi spiegare per delle ore che non è mia la colpa, ma a nessuno interessa. Poi con l’età… Adesso vedo le cose con più tranquillità di anche solo 5 anni fa, ci sono cose peggiori. Le cose più importanti sono la salute tua e dei tuoi cari e gli affetti.

Direi che comunque sei fortunatissima e bravissima ad essere arrivata fin qui.

Ho lavorato tanto. La cosa buffa è che mi dicono: ‘La tua carriera è così veloce’ ma non è così. Ho debuttato nel 2004 quando ancora ero studentessa e da lì piano piano. Per come la vedo io, è andata avanti abbastanza lentamente. La carriera di un cantante non è fatta di alti e bassi, devi essere costante, è un percorso in cui devi dare sicurezza a chi si interessa di te, ai direttori artistici che vedono la tua tecnica e stabilità. Un anno fa è mancata mia nonna e tre giorni dopo dovevo cantare Elisir d’amore, a chi vai a spiegare che non mi sento in grado? A nessuno, lì poi ho cancellato la seconda recita perché ero malata da un mese. Avevo appena finito di cantare i Puritani al MET, dove c’è un’aria condizionata pazzesca dappertutto e con lo sbalzo di temperatura c’è sempre qualcuno che si ammala. Ho tenuto duro, sono tornata in Europa, jet leg e il lutto in famiglia. Dopo la prima recita dell’Elisir in cui ho cantato benissimo, mi sveglio il giorno dopo senza voce. Non era proprio il caso! Non potevo farci niente! Volevo scusarmi io stessa con il pubblico perché so che vengono in tanti apposta per me e questo mi ha fatto molto dispiacere. Comunque in questi 11 anni, ho cancellato solo due serate.

Prima di arrivare al Festival di Pesaro, che esperienze hai avuto? Come sei arrivata a Rossini?

Dal 2007 sono in freelance, prima ero ad Amburgo in OperaStudio, un programma per giovani cantanti ed era come essere in ensamble perché si canta dalla mattina alla sera qualcosa, alle 10 Mozart, alle 17 seconde prove di qualcos’altro, alle 8 di sera Wagner. Lì ho capito che avrei voluto, se possibile, essere libera professionista e così è nato tutto. All’inizio non avevo molti contratti ma dopo Otello sono iniziati ad arrivare abbastanza velocemente. La cosa strana è che ho cominciato a cantare da mezzosoprano, senti come parlo, molto bassa. Però sai molti soprani di coloratura parlano così, forse perché la natura ti dà il giusto riposo almeno mentre parli. A Parigi ho cantato in Rake’s progress, un ruolo da lirico puro. Così come ne La sposa dello zar qui l’anno scorso. Che tipologia di voce ho? Non so, soprano. Mi piace Rossini perché in Rossini devi avere tutto quanto, estensione, tutti i registri omogenei. Questo è molto importante per qualsiasi tipo di voce, non soltanto nel belcanto. La tecnica vocale è basata anche su questo: non far sentire i registri che cambiano.

Il tuo ultimo album appena uscito è intitolato proprio Rossini! e mi sembra legato all’esperienza fatta al Festival di Pesaro con il Maestro Zedda.

0888750574121Sì certo. Ultimamente non vedo spessissimo la gente grata. Per me la gratitudine è importante. E questo era per me il modo di dire grazie al Maestro, perché mi ha sempre sostenuto. Io nel 2006, 2007, 2009, 2010, 2012 ero sempre al festival – ho cantato 10 ruoli rossiniani – quasi sempre con la stessa orchestra del comunale di Bologna. Per questo tipo di repertorio quale orchestra migliore? Ti seguono, prendono i fiati con te: mi sento proprio al sicuro con loro. E poi c’è un suono molto particolare, ogni orchestra ha il suo e bisogna lavorare tanto con essa. Mi ricordo che l’anno scorso, qui a Milano, c’era Barenboim che dirigeva Rimskij-Korsakov, musica russa che nessuno conosceva, ma mi stupii per la qualità del suono. Mi ricordo cha alle prime prove in sala orchestra sono andata a fare i complimenti agli orchestrali, fantastici! E Barenboim mi ha detto che si deve regolarmente lavorare sul rapporto con l’orchestra ed è vero.

Nel CD ho cantato tutti brani che ho già cantato in teatro a parte Semiramide (Bel raggio lusinghier, ndr) che canto solamente nei concerti e Una voce poco fa che ho rifiutato di cantare tante volte perché non è autenticamente un pezzo per soprano. E io da vera pesarese ho sempre detto di no alle tante proposte.

Quindi non pensi di debuttare in questi ruoli?

No, no… Semiramide forse, ma non adesso, non nei prossimi anni perché sai ci sono alcuni ruoli che è meglio affrontare tardi piuttosto che presto e quello è uno di questi. Anche la stessa Traviata, ho detto di no per 8 anni. Dopo la prima Gilda mi hanno chiesto un po’ dappertutto ‘Quando la tua prima Violetta?’ Ma io ho detto ‘Aspettate un pochino’, ho tempo, dovevo migliorarmi tecnicamente ma fare esperienze anche di vita. Avevo visto mia nonna molto affaticata che ogni tre passi doveva sedersi per prendere fiato e, anche non volendo, questa esperienza mi è servita per interpretare il III atto, mi ricordo molto bene di questo!

Oltre a Rossini?

Vorrei rimanere nel campo del belcanto il più a lungo possibile, anche perché è sanissimo per la voce. A cui aggiungere Mozart e qualche ruolo francese.

Si vedono tanti tuoi colleghi che debuttando in ruoli sempre più drammatici piano piano perdono la brillantezza nella voce.

Sì, alcuni piano piano, alcuni veloce veloce. Ognuno fa la sue scelte. Tu però devi osservare la tua voce, come si sviluppa, dove va. E non sforzarla. A volte qualcuno può cantare Susanna e in tre anni anche Lady Macbeth, se puoi va bene. Io no! (ride) Non canterò mai Lady Macbeth eppure il carattere c’è, il ruolo è fortissimo.

E tu che sei un ragazzo non trovi noiosa l’opera?

No, per nulla, anzi. Però è vero che spesso in teatro tutti si stupiscono di vedere un ragazzo all’opera.

Diciamo che marketing è la parola sbagliata per l’opera, ma ci deve essere qualcuno in grado di portare un pubblico nuovo in teatro. Perché a volte chiedi e senti: ‘No, l’opera no… è noiosa’. Si pensa ancora che un soprano debba pesare 300 chili e stare fermo con le mani sul seno mentre urla. Il nostro mondo è cambiato, è già cambiato da un po’. E se in quest’ottica pensi ai cantanti del passato, capisci che forse adesso non avrebbero avuto questo successo.

Credo che sia esattamente ciò che in tanti non vogliono capire.

C’è un modo di dire russo: ‘Prima anche l’erba era più verde’. Ma questo è un fattore psicologico, hanno sempre detto così: anche ai tempi di Verdi, dicevano che prima era meglio. Anche io sto male a volte, ma quando mi sento così, posso tirarmi fuori da questo stato unicamente da sola. Devi andare davanti allo specchio e sorridere anche se non ti va. Perché poi va meglio, devi soltanto provare. Chi farà questo al tuo posto? Nessuno.  E poi tutto quello che scrivono su di te, se non è il necrologio, va bene!

A me sembra che le recite stiano andando bene, in teatro martedì erano tutti contenti!

Noi facciamo sempre tutto quello che possiamo.

E invece come ti trovi a lavorare con Michele Mariotti?

Come respirare! Anche perché così abbiamo cominciato. Io l’ho conosciuto sempre a Pesaro nel 2010, era il mio quarto festival e il suo primo. Ed ho pensato, come pensavano anche altri: ‘E vabbe… è il figlio del sovrintendente, raccomandato’. Alla prima prova musicale invece  ho capito che c’era qualcosa che non andava: era troppo intelligente, troppo profondo come musicista. Mi stupiva allora e mi stupisce ancora: continuo a stimarlo. Il lavoro e la vita privata sono due cose diverse, o almeno dovrebbero. Poi ci siamo rivisti prima a Venezia e poi a Firenze, intanto avevo imparato un po’ meglio l’italiano perché prima facevo finta di parlarlo.

Ma lo parli benissimo!

L’ho migliorato molto con lui, visto che non parla il russo… e invece sto perdendo il mio tedesco. Ormai faccio tutto in italiano, lavoro in Italia, repertorio quasi sempre italiano, colleghi italiani, con gli amici e a casa parlo sempre italiano.

Com’è lavorare qui rispetto all’estero?

Più casino! Però anche più passione. Qui fino alla prova generale è una catastrofe, si ha la sensazione che stia per cadere il mondo. Poi però miracolosamente va tutto bene, tutto si risolve, trovano le soluzioni… In America o in Germania se dicono che la prova comincia alle 10.02, così è. Tutto è inquadrato, un po’ noioso ma ti dà anche sicurezza e questo aiuta perché la preoccupazione già c’è.

Sul palcoscenico poi può succedere di tutto. In questa produzione per esempio c’era il soprabito del finale fatto di una stoffa antica ma era tutto impolverato. Io sono un po’ allergica e quindi alla generale stavo malissimo tanto che ho dovuto toglierlo. Ma tutte queste cose il pubblico non le vede! Nella seconda recita de La sposa dello zar a Berlino trasmessa in diretta mondiale per esempio mi è successo questo. C’era qualcosa che non andava con le scene, qualcuno ha desciso di uscire prima mentre io ho perso tre secondi. Ma i tecnici tedeschi sono tecnici tedeschi! Hanno fatto come sempre, la scenografia andava indietro e nel scendere le scalette mi sono fatta male alla gamba. Sangue dappertutto ma io dovevo cambiare costume, parrucca e trucco in un minuto e trenta secondi e cantare la scena di pazzia. Poi uscita sul palcoscenico non ho sentito niente, piena di adrenalina. Ho fatto tre giorni a zoppicare! Ma a volte succede.

bookpromo_back07Leggendo altre tue interviste, ho visto che spesso ti presentano come la nuova Anna Netrebko. Ma io proprio non capisco: sei più simpatica, canti in un repertorio migliore e sei anche più bella!

(ride)  Grazie, devono fare sempre questi paragoni. C’è chi potrebbe andare in depressione per questi paragoni. Ma ti ripeto: se non è il necrologio, parlate pure!

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1 commento su “Intervista ad Olga Peretyatko”

  1. Bravissima Olga, stupenda Desdemona! Bravissimo Enrico! Intervista vera… toccante. La farò leggere a mia figlia che vuole entrare nel mondo della lirica, un mondo difficile da capire quando si è giovani e non si ha un contatto diretto con personaggi come Olga e Juan Diego.

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