Madama Butterfly – Terme di Caracalla

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO DELL’OPERA

Direttore Yves Abel
Regia Àlex Ollé (La Fura dels Baus)
Video Franc Aleu
Maestro del Coro Roberto Gabbiani
Scene Alfons Flores
Costumi Lluc Castells
Luci Marco Filibeck

Cio Cio San Donata D’Annunzio Lombardi
Suzuki Anna Malavasi
Pinkerton Fabio Sartori
Sharpless Stefano Antonucci
Goro Saverio Fiore
Yamadori Andrea Porta
Kate Pinkerton Anastasia Boldyreva
Zio Bonzo Fabrizio Beggi
Il Commissario Imperiale Federico Benetti
La cugina Claudia Farneti
La madre di Cio Cio San Emanuela Luchetti
L’Ufficiale del Registro Antonio Taschini

Ieri sera abbiamo assistito all’ultima rappresentazione di Madama Butterfly circondati da rovine romane nelle splendide Terme di Caracalla.
Come si poteva immaginare l’acustica ne ha risentito ma la regia di Àlex Ollé ha saputo sfruttare al meglio il panorama notturno.
Niente più “casa a soffietto” con tanto di paraventi ma solo il perimetro di questa tracciato su un prato all’inglese con sfondo di bambù.
Su questo prato si svolgeranno le nozze con tanto di camerieri convocati per il rinfresco e invitati americani con mogli a carico che scattano foto o selfie durante la cerimonia. Un Puccini attualizzato ma assolutamente piacevole nel primo atto. L’atmosfera si incupisce nella seconda parte della recita dove assistiamo ad una Cio-Cio-San sola e abbandonata nella sua casetta ormai ridotta a cumulo di lamiere in mezzo ad altre abitazioni e armature in cemento della “Pinkerton Corporation”: impresa edile abbandonata tre anni or sono dall’ufficiale statunitense improvvisatosi costruttore nelle terre del sol levante. Siamo dunque in una zona degradata dove i poveri abitanti disillusi e soli intonano il coro misterioso chiusi nel loro dolore. L’abilità di Àlex Ollé è stata sicuramente quella di inglobare le rovine nella scenografia proiettando su queste i palazzi Pinkerton che da semplici fondamenta con gru si trasformano in grattaceli con una serie di dissolvenze. Elemento questo di grande effetto e veramente azzeccato.

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La direzione di Yves Abel purtroppo è stata inficiata negativamente dal’amplificazione non proprio calibrata alla perfezione: il suono in generale è risultato un po’ troppo piatto e l’effetto contrastante e repentino di alcune sequenze o melodie si è affievolito nettamente togliendo colore alla recita. Sospendo per il momento il giudizio sulla direzione perché compromessa dall’acustica del luogo: esempio lampante la sezione degli ottoni il cui suono non emergeva quanto gli archi, protagonisti indiscussi della serata che a tratti sovrastavano addirittura le percussioni.
Fortunatamente le voci dei cantanti non erano mai completamente sovrastate dall’orchestra e anche le frasi sussurrate si distinguevano con chiarezza. Particolarmente acclamata è stata Donata D’Annunzio Lombardi nei panni di Cio-Cio-San: da esperta cantante pucciniana ha saputo ben interpretare la fragilità della quindicenne farfallina ciecamente innamorata dell’americano e al contempo la risoluzione e il fiero orgoglio ereditato dal padre al momento del suicidio. Il canto è fluido e si avverte una particolare attenzione al fraseggio; molto apprezzata nell’aria Un bel dì vedremo e nel finale veramente straziante. Il fraseggio purtroppo non è stato il punto di forza di Sartori che incarna un Pinkerton un po’ monocorde. Amplificato sicuramente meno degli altri cantanti sembrava sempre alla ricerca di maggior volume perché effettivamente talvolta risultava in secondo piano, specialmente se confrontato alla Butterfly. In ogni caso la voce c’era: sempre pronto all’acuto anche se spesso poco attento all’espressività.
Bravo lo Sharpless di Stefano Antonucci e le taglienti frasi di Goro di Saverio Fiore, sebbene, a tratti risultassero un po’ troppo recitate.
Voce piena e timbro caldo per la fida Suzuki interpretata da Anna Malavasi in modo davvero esemplare pur trattandosi di un personaggio secondario. Bravi anche tutti gli altri cantanti del cast.

Insomma una recita interessante soprattutto dal punto di vista registico in cui anche l’orecchio ha avuto le sue soddisfazioni, impianto di amplificazione permettendo.

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