Il Viaggio a Reims: Travolgente Rossini al Teatro Coccia di Novara

Dramma giocoso in un atto
Musica di Gioachino Rossini, su libretto di Luigi Balocchi

Orchestra del Conservatorio G. Cantelli di Novara

Regia di Giampiero Solari
Direzione d’orchestra di Matteo Beltrami
Scene e luci Angelo Linzalata – Costumi Ester Marcovecchio

Corinna ALEXANDRA ZABALA
La marchesa Melibea TERESA IERVOLINO
La contessa di Folleville MARIA ALEIDA
Madama Cortese FRANCESCA SASSU
Il cavalier Belfiore GIULIO PELLIGRA
Il conte di Libenskof FRANCISCO BRITO
Lord Sidney PAOLO PECCHIOLI
Don Profondo PIETRO DI BIANCO
Il barone di Trombonok BRUNO PRATICO’
Don Alvaro GIANLUCA MARGHERI
Don Prudenzio ROCCO CAVALLUZZI
Don Luigino MURAT CAN GÜVEM
Maddalena CARLOTTA VICHI
Delia MANUELA RANNO
Modestina SOFIO JANELIDZE
Antonio STEFANO MARCHISIO
Gelsomino / Zefirino NICOLA PISANIELLO

Attirata dall’opera rossiniana così poco rappresentata mi sono spinta in terra sabauda e, per la prima volta, ho avuto il piacere di visitare il Teatro Coccia di Novara che, per l’occasione era quasi sold out.
Questo fantastico dramma giocoso in atto unico è probabilmente noto a pochi in quanto non consta di una vera e propria trama, o perlomeno non vi è la canonica storia d’amore presente  nella maggior parte dei libretti. L’opera infatti fu composta per l’incoronazione di Carlo X, re di Francia; i personaggi sono esponenti della nobiltà europea che dall’albergo di Madama Cortese si accingono a partire per Reims ed assistere all’evento tanto atteso.

Il tutto si svolge quindi nella locanda del Giglio d’oro e la sapiente regia di Giampiero Solari è riuscita a ricrearne l’atmosfera con poche trovate sceniche abilmente realizzate. Un pavimento circolare fa da protagonista e roteando e muovendosi enfatizza la movimentata immobilità dell’opera tutta incentrata sui personaggi plasmati dalle frizzanti note rossiniane.
Sullo spazio circolare venivano proiettati tappeti, bandiere nazionali e, sottoforma di video, facevano la loro apparizione anche l’arpista e il flautista nei loro assoli. I fortunati seduti in platea (io ero felicemente appollaiata in galleria) vedevano doppiata la scena su uno specchio posizionato sulla parete di fondo del palco; trovata già sperimentata più volte ma sempre piuttosto efficace.
Forse per rendere ancor più briosa l’azione avrebbe giovato un’attenzione maggiore alla recitazione, in alcuni momenti troppo statica.
Il tutto è stato condito dai costumi ben realizzati di Ester Marcovecchio che ha donato ad ogni personaggio la sua identità nazionale adornandolo con i colori delle rispettive bandiere. Veramente originale il vestito di Delia e il mantello di Corinna con stampato il noto quadro di Géricault, La Zattera della Medusa: potrebbe forse essere vista come una pubblica accusa dei malaffari della burocrazia francese post-napoleonica? In tal caso nel contesto dell’opera probabilmente si auspica un ritorno all’ordine grazie al nuovo re Carlo X.

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Ma veniamo ora alla musica vera e propria; l’orchestra del Conservatorio G. Cantelli di Novara è stata ben diretta dalla giovane bacchetta di Matteo Beltrami; la prima mezzora il suono sovrastava leggermente le voci ed evidentemente era un po’ troppo marcato ma, dopo poco non è stato difficile trovare il giusto equilibrio tra voce e strumenti.
Dettata probabilmente da ragioni di spazio, ma non appieno condivisibile la scelta di affidare a un violoncellista l’accompagnamento dei recitativi.
L’unica nota dolente della serata, mi spiace dirlo, è stato il coro San Gregorio Magno: le voci non erano un unico fluire allegro e spensierato ma tanti timbri e ugole differenti che si accavallavano una sull’altra senza quell’omogeneità richiesta; durante i pezzi d’insieme finali per fortuna le voci soliste prevalevano e il risultato è stato ottimo.

Un’opera con così tanti interpreti non è facile da allestire: le voci ed i timbri sono stati però accuratamente selezionati per ottenere un ventaglio di sonorità differenti capaci di soddisfare a pieno gli spettatori.
Il ruolo della poetessa Corinna, solitamente affidato ad un soprano dalla vocalità chiara e squillante questa volta è stato interpretato dalla colombiana Alexandra Zabala, dal timbro piuttosto scuro e pieno; una vera e propria sorpresa che ha colpito tutti sin dalla cavatina Arpa gentil ed ha convinto ancor di più nell’aria All’ombra Amena. Le sue arie cantate in maniera poco attenta risulterebbero tremendamente noiose ma, la cura nelle dinamiche e nel canto dona la giusta espressività ai pezzi.

All'ombra amena
All’ombra amena

Corinna era corteggiata dal Cavaliere Belfiore, il tenore Giulio Pelligra che, preso dalla musica si è esaltato un po’ troppo e ha sparato qualche acuto senza curarsi di legare il tutto; in ogni caso ha avuto le sue soddisfazioni dal pubblico che lo ha ampiamente applaudito.

La sua consorte, la Contessa di Folleville, Maria Aleida ha convinto specialmente nella cavatina Grazie vi rendo, o Dei! nella quale ha dato libero sfogo ad acuti appoggiati, sostenuti ed intonati, sfoggiati ampiamente anche nel concertato a 14 voci A tal colpo inaspettato- Tra dolci e cari palpiti durante una breve sfida all’ultimo acuto tra le cantanti, veramente divertente ed originale!
Da un personaggio che ‘per le mode notte e dì delira’ ci saremmo aspettati un’interpretazione più esuberante.

La Polacca Marchesa Melibea è stata la grande interprete della serata, la preparatissima Teresa Iervolino ha cantato con una padronanza da vera e propria professionista, ogni nota era studiata e grazie alle sue agilità l’opera ha avuto uno sprint in più. Il duetto Di che son reo? D’alma celeste, oh Dio! con il conte Russo è stato forse il momento più bello della serata complice anche il tenore Francisco Brito che già aveva interpretato il ruolo nel 2006 a Pesaro durante il noto festival rossiniano.

Grande presenza scenica è stata dimostrata da Bruno Praticò nelle vesti del Barone Trombonok; da esperto cantante recita con grande disinvoltura e l’espressività lo rende davvero simpatico anche se forse al momento del brindisi, un po’ per l’età, un po’ per la giusta fiducia che ripone in se stesso, risulta leggermente superficiale nell’affrontare la scena solenne.

Colpisce favorevolmente Madama Cortese: Francesca Sassu convince il pubblico ed ha un bel timbro squillante, la vediamo in difficoltà nel sillabato iniziale ma è una cantante giovane e ha tutto il tempo per migliorare un ruolo che peraltro interpreta già con abilità.

Don Profondo, Pietro Di Bianco, se la cava alla grande ma la sua aria Medaglie incomparabili sarebbe riuscita meglio se solo avesse enfatizzato maggiormente i diversi accenti dei vari personaggi citati.
Classica l’interpretazione di Paolo Pecchioli come Lord Sidney, l’impressione però e quella di una voce un po’ piatta.
Bravo il Don Alvaro di Gianluca Margheri dalla voce solida e rotonda.

Tutti gli altri cantanti hanno contribuito alla buona riuscita di questa serata rossiniana quanto mai originale: finalmente siamo riusciti a sentire qualcosa di nuovo e non il solito Figaro qua, Figaro là.
Il pubblico tributa a tutti lunghi ed appassionati applausi, secondo me proprio per la freschezza di quest’opera così allegra, piena di brio e di pezzi d’insieme complessi ma di grande soddisfazione.

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2 pensieri riguardo “Il Viaggio a Reims: Travolgente Rossini al Teatro Coccia di Novara”

  1. La scelta di usare un violoncello per i recitativi non è certamente dovuta a “problemi di spazio”, bensì una ripresa della prassi esecutiva
    in voga nell’ottocento fino ai primi del novecento,cosa ampiamente documentata e approvata dai compositori stessi: Bellini ,Donizetti etc.
    pratica abbandonata anche per la difficoltà della sua realizzazione, coraggiosamente ripresa dalla produzione del Teatro Coccia, e affidata ad un preparato Fernando Caida Greco,strumentista di livello e in grado di eseguire questa pratica con sapienza filologica e gusto impeccabile, inoltre tenendo conto che una parte preponderante e affidata al’ improvvisazione,si può capire come mai sia andata in disuso!
    Un grande ringraziamento all’allestimento che oltre ad uno spettacolo di livello a dato la possibilità i presenti di riscoprire un modo diverso di intendere il recitativo e riascoltare ciò che sentirono i frequentatori dei Teatri all’epoca,
    N.B. Cosa che a quanto pare chi ha scritto l’articolo ignora.
    Cordiali saluti

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    1. Gentile Sig. Gian Luigi Longo,
      La ringrazio per aver visitato il nostro sito e letto con attenzione la recensione.
      Nel descrivere la scelta operata per l’accompagnamento, ci siamo permessi di sottolineare come il violoncello non sia lo strumento originariamente deputato all’accompagnamento dei recitativi, come lei certamente saprà. Siamo naturalmente a conoscenza, del resto lo si poteva leggere anche nel programma di sala, della prassi secondo cui durante la seconda metà del XIX secolo il violoncello era impegnato al posto del cembalo, a dire il vero solamente una volta che quest’ultimo uscì dagli organici delle orchestre. Evidentemente questa scelta alternativa è stata preferita a quella ‘filologica’.
      Cordialmente

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