Traviata fever: al San Carlo ovazioni per Nello Santi

La Traviata – Teatro San Carlo di Napoli

Opera in tre atti di Francesco Maria Piave. Musica di Giuseppe Verdi.

Direttore: Nello Santi
Maestro del Coro: Marco Faelli
Regia: Ferzan Ozpetek
Regista collaboratore: Marina Bianchi
Scene: Dante Ferretti
Assistente alle Scene: Leila Fteita
Costumi: Alessandro Lai

Violetta Valéry:  Maria Grazia Schiavo
Flora Bervoix: Giuseppina Bridelli
Annina: Marta Calcaterra
Alfredo Germont: Ismael Jordi
Giorgio Germont: Giovanni Meoni
Gastone: Massimiliano Chiarolla
Il Barone Douphol: Fernando Piqueras
Il Marchese d’Obigny: Italo Proferisce
Il Dottor Grenvil: Francesco Musinu
Giuseppe: Giuseppe Valentino
Domestico di Flora: Sergio Valentino
Un commissionario: Bruno Iacullo

Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo

Allestimento del Teatro di San Carlo

Ieri, all’ultimo momento mi sono decisa ad andare alla Traviata del San Carlo e, di certo, entrando non mi sarei mai aspettata una simile desolazione: la platea era occupata solo per metà; davvero uno scandalo per il paese del belcanto! Posso comprendere che il titolo in cartellone sia considerato dai più trito e ritrito ma se è uno degli spettacoli operistici più rappresentati al mondo un motivo dovrà pur esserci . E infatti la sapiente bacchetta di Nello Santi ha saputo valorizzare pienamente la perfezione e la magia di quest’opera fantastica. Considerato il vuoto generale non ho esitato a cambiare posto per godermi lo spettacolo dalla platea, potendo così apprezzare appieno la regia di Ferzan Ozpetek e soprattutto le bellissime scenografie di Dante Ferretti, già utilizzate nella produzione napoletana di due anni fa. Il palazzo di Violetta, così imponente, presentava decorazioni orientaleggianti contaminate dall’antico stile pompeiano a tinte rosse ed il coro, in un simile ambiente, non ha di certo faticato ad immedesimarsi nei numerosi invitati pronti a brindare alla prima parola di Alfredo. Scene classiche e maestose anche per il secondo atto; mentre su uno sfondo totalmente nero si staglia un semplice letto candido che si carica di dolore nella parte finale, contribuendo ad incarnare quel sentimento indecifrabile: quel misto di angoscia, pietà e amore che solamente le note di Verdi sanno ispirare.

Sempre libera. Atto I
Sempre libera. Atto I

Maria Grazia Schiavo, diplomatasi proprio a Napoli ma esperta, come sappiamo, del repertorio barocco debutta nella sua città nel ruolo di Violetta e ne esce vittoriosa. All’inizio, dopo la perfetta overture soppesata in ogni movimento, il pubblico potrebbe non rimanere particolarmente colpito dalle sue prime note ma, già dalla cabaletta Sempre libera, ecco che l’applauso sorge spontaneo perché la sua semplicità e leggerezza conquistano tutti. Il timbro ormai piuttosto scuro della Schiavo è poi perfetto nel secondo e nel terzo atto dove si trova sicuramente più a suo agio: veramente notevole nella scena con Giorgio Germont Non sapete quale affetto e in Dite alla giovine si bella e pura, anche perché affiancata da un solido Giovanni Meoni che interpreta da grande professionista il ruolo di padre rigido e fermo. Dolci e limpide le note dedicate alla figlia, in Pura siccome un angelo dà il meglio si sé: bei legati e un suono rotondo e caldo.

Che dire ora dell’Alfredo di Ismael Jordi? Il pubblico lo osanna a fine spettacolo ma forse più per il bel fisico che per le sue doti vocali. Il brindisi risulta alquanto piatto anche nell’interpretazione e in Un dì, felice, eterea il  pathos sta a zero; nonostante cerchi di carpire il pubblico con dei pianissimo perfettamente percepibili all’orecchio, purtroppo questi risultano appena accennati, più tendenti al parlato che al cantato vero e proprio. Si riprende nel secondo atto con la cabaletta e anche durante la festa, dove forse è più propenso a recitare data la divertente atmosfera generale.

Bravi gli altri interpreti e un elogio particolare ai membri del coro che tra zingarelle e matadori hanno fatto sorridere proprio tutti. E, se il brindisi non è stato il momento forte e Si ridesta in ciel l’aurora è partito troppo grandiosamente con evidente ‘ssshhhh’ di Nello Santi, il finale del secondo atto è stato uno dei momenti più riusciti, complice la fantastica interpretazione della Schiavo.

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È strano come i brani più celebri non siano stati i migliori: Parigi, o cara, noi lasceremo è slegata e non convince moltissimo, forse anche a causa del sangue che Violetta, in un accesso di tosse, aveva riversato sulla candida camicia da notte facendo immediatamente un effetto Lucia di Lammermoor troppo melodrammatico e davvero poco realistico. Il più applaudito in assoluto è stato il veterano Nello Santi, che dall’alto dei suoi ottantaquattro anni sa come affrontare Verdi. Le atmosfere ricreate nei due preludi sono veramente speciali, l’orecchio viene trascinato dal suono omogeneo ma, se si presta attenzione ogni strumento è perfettamente udibile ed è proprio questa commistione che mantiene alta l’attenzione del pubblico quasi incantato da tanta sapienza musicale. Insomma una bella Traviata, a tratti addirittura speciale.

 

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