Intervista con Lucrezia Drei, vincitrice ASLICO e giovanissima Susanna!

Per arricchire di un nuovo interessante articolo la nostra raccolta di interviste ho avuto il piacere di incontrare il soprano Lucrezia Drei, vincitrice del concorso ASLICO e recentemente impegnata ne Le Nozze di Figaro come Susanna. Ed è proprio da questa esperienza che siamo partiti nella nostra chiacchierata.

Ho vinto il concorso ASLICO quest’anno per Susanna ed anche l’anno scorso come esordiente. Tra l’altro insieme a Federica Lombardi, entrambe l’abbiamo fatto due volte, lei l’anno scorso aveva cantato Donna Elvira e quest’anno Contessa. Io avevo vinto come esordiente e ho poi fatto alcuni ruoli di comprimariato. Invece quest’anno avevo partecipato per Norina, ruolo in cui avevo già debuttato, e Susanna che poi mi hanno assegnato. Sono rimasta molto contenta anche perché l’opera è forse la mia preferita in assoluto, un’opera a cui sono molto legata emotivamente. E poi è stato un ruolo che mi ha insegnato tantissimo, necessita di una tenuta fisica notevole: per tutta l’opera Susanna è sempre in scena, canta tutto e tiene un po’ insieme le fila del discorso di tutti i personaggi.

Vincitori AsLiCo 2015
Vincitori AsLiCo 2015

E dal punto di vista della regia come ti sei trovata? Io trovai la regia molto brillante e coinvolgente ma forse dover continuamente recitare è stato per vuoi una difficoltà in più.

Ogni volta che devo cominciare un’opera non so mai cosa aspettarmi dal regista, poi oggigiorno ci sono registi che hanno idee molto innovative ed originali. Siccome io per formazione personale ho sempre bisogno di credere in quello che sto facendo per farlo bene, sono molto preoccupata che la mia idea della drammaturgia non combaci con quella del regista. Per fortuna questo non mi è ancora mai successo né nelle produzioni tradizionali né in quelle più moderne. Questa era una regia piuttosto tradizionale e la cosa bella era che le indicazioni erano legatissime al testo; abbiamo fatto un bellissimo lavoro sul libretto proprio per ritornare al testo e partire dal personaggio: così deve fare una regia seria a prescindere da fatto che sia di impianto tradizionale o contempraneo.

Abbiamo poi messo in scena la nostra personale rilettura, un lavoro molto attoriale accompagnato da una scenografia abbastanza spoglia che lascia moltissimo spazio alla possibilità di esprimersi. Tutto questo lavoro mi ha arricchito molto ed è stato una scuola incredibile fatta con altri colleghi giovani! Per altro, devo sicuramente ringraziare anche il Maestro Montanari, un musicista e una persona eccezionale che ci ha accompagnati giorno per giorno fino alle recite.

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Lucrezia Drei (Susanna) e Federica Lombardi (Contessa) nelle recenti Nozze di Figaro al Sociale di Como

Tornando un po indietro, il tuo approccio con il mondo dellopera è stato entrare nel Coro di voci bianche del Teatro alla Scala. Ma come ti sei avvicinata al mondo della musica già da piccola?

In realtà io vengo da una famiglia di profani, mio padre però da giovane era un loggionionista del comunale di Bologna e in casa ha continuato a mantenere viva questa passione. Ha tentato con mia mamma e poi ha portato anche me al Comunale di Bologna a vedere le Nozze di Figaro, la mia prima opera. Poi devo dirti che noi eravamo una famiglia un po’ atipica, non avevamo la televisione in casa, mia mamma teneva molto all’educazione, mi faceva studiare molto e quindi forse c’erano pochi altri stimoli. Perciò il fatto di essere andata a teatro per me è stata un’esperienza veramente forte: sono uscita e cantavo l’opera, cantavo in particolare le arie di Cherubino. Ero impazzita  per il Finale IV che mi piaceva tantissimo. Convinsi allora mio padre a comprarmi un CD, era l’incisione con Giulini, la Moffo come Susanna e la Cossotto in Cherubino. Questo CD io lo ascoltavo tutti i giorni, ero davvero innamorata di quest’opera tanto che mio padre fu costretto a riportarmi a vedere Nozze di Figaro questa volta a Milano alla Scala con Muti. E questa fu la prima di una lunga serie.

Poi egli scoprì in modo abbastanza casuale che esisteva questo coro di voci bianche della Scala e allora tentai di entrarci. All’audizione cantai ‘Voi che sapete’, il Maestro Casoni rimase molto sorpreso perché io avevo otto o nove anni. Mi presero e poco tempo dopo c’era la messinscena del Wozzeck, questa stessa produzione di questi giorni. Io parlavo un po’ di tedesco e subito mi infilarono dentro.

E i tuoi studi come sono proseguiti?

Entrando nell’ambiente capii subito che adoravo il mondo del teatro e dell’opera. Mio padre si informò meglio su quale fosse la strada migliore per continuare. Mi ha fatto iniziare a suonare pianoforte privatamente – lo odiavo – e poi mi ha iscritta ad una scuola media musicale in cui studiavo flauto. Lo strumento mi piacque tantissimo, entrai in conservatorio proprio con flauto e in questo mi sono diplomata.

Finito il liceo, mi sono iscritta a Lingue e ho studiato francese, tedesco e russo proprio per conoscere le lingue dell’opera e la loro letteratura. E questo certamente mi ha aiutato moltissimo nell’approccio al Mozart in lingua tedesca o in alcuni brani di Rimskij-Korsakov che ho affrontanto durante i miei studi.

Ho letto una tua intervista di quando eri nel Coro della Scala in cui dicevi che da grande ti vedevi soprano drammatico verdiano, come ti vedi oggi?

(ride) La storia di quell’intervista è molto simpatica… anche se da allora mi perseguita. Stavamo provando per un concerto con il Coro a San Marco, il Maestro Casoni era molto preso e non aveva tempo di parlare con la giornalista venuta per intervistarlo. Così mandò me e l’altra solista del coro a parlare con questa signora che noi non sapevamo nemmeno chi fosse. Ci fece un po’ di domande ed io esaltatissima dissi: ‘Da grande voglio fare sicuramente la cantante lirica, il soprano drammatico verdiano’. Noi del coro stavamo tantissimo tempo in teatro per dover magari cantare dieci minuti ma la cosa bella è che eravamo a contatto con Placido Domingo, la Dessì, con la Frittoli insomma i più grandi cantanti del momento e ci eravamo fatti un’idea nostra di chi era bravo, chi non lo era, come si comportavano, cosa bisognava fare a teatro, chi doveva cantare che cosa. Ma era un’idea di ragazzine inesperte che non sapevano nemmeno cosa volesse dire soprano drammatico. Per me c’era una brava cantate ed una cattiva cantante; drammatico aveva il senso di tragico, era un carattere emotivo del personaggio. E quindi volevo essere quello! Devo però dirti che a sentimento il legame con la voce verdiana per me è molto forte, forse più che quello con la voce mozartiana. Mentre è più forte il legame con la musica di Mozart, con l’opera nel suo insieme.

Io ad oggi però sono piuttosto contenta del repertorio che faccio, faccio coloratura e mi dà molta soddisfazione. Non vorrei cantare qualcos’altro. Almeno non in questo momento.

Prospettive per il futuro?

Ora sto per partire per la Cina dove sono stata invitata con il mio compagno a fare dei concerti. E poi quando torno inizierò con Rigoletto, a proposito di voci verdiane: sarò Gilda in Opera Pocket per ASLICO.

Poi ho un sogno, assolutamente irrealizzabile e tale rimarrà: sono una grande appassionata di Wagner!

Uno dei punti di forza di queste Nozze di Figaro era un cast composto interamente da giovani. Spesso però dallaltra parte della buca, in teatro, letà media si alza sensibilmente. C’è secondo te un modo per portare i giovani a teatro?

Io sono giovane, ho 26 anni, e io amo l’opera e amo l’opera perché qualcuno quando ero piccola mi ha portato all’opera, invece che portarmi al cinema, per esempio. E non è stato necessario vendermela in un modo particolare, ad esempio traghettarla nella mia era contemporanea. Sono andata all’opera, ho visto persone vestite con costumi che non avevo mai visto e mi sono innamorata dell’opera perché quella che io vidi la prima volta era un’opera cantata, recitata e suonata benissimo. E quello che mi ha colpito è la bellezza dell’opera. L’opera è un linguaggio che ancora ha moltissimo da dire, che non è morto. Il problema è che forse spesso è incastrato in forme che non lo aiutano a comunicare al meglio. Però non credo che stravolgendo la forma o il significato dell’opera questo porti la gente a teatro. Molto banalmente: se tu hai l’idea di fare una regia ambientata sul pianeta delle scimmie per colpire il pubblico giovane, il pubblico giovane andrà comunque al cinema a vedere il settimo episodio di Star Wars che è pieno di effetti speciali. È una guerra che su questo piano non si può vincere. Bisogna vincerla sul piano proprio del teatro. Bisogna puntare sulla qualità e in primo luogo sull’intellegibilità del testo. La gente deve venire all’opera e capire che cosa sta succedendo.

Un lavoro per me utile è quello che fa ASLICO: andare nelle scuole e portare l’opera ai bambini. Io forse proprio perché ci ho lavorato per tantissimi anni credo fermamente nell’educazione come insegnamento dei valori importanti. E portare l’opera nelle scuole è il primo passo. Manca proprio questo, il modo in cui facciamo educazione musicale a scuola nella maggior parte dei casi è penoso. Forse siamo talmente circondati dalla bellezza che la diamo per scontata, non ne sentiamo il bisogno.

Perdere il teatro sarebbe grave, gravissimo ed è per questo che continuo a lavorare con i bambini e a credere in ciò che faccio!

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