Giovanna d’Arco una jihadista? Sicuramente una grande cantante! In attesa del 7, entusiasti i giovani

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Nuova produzione Teatro alla Scala

Direttore Riccardo Chailly
Regia Moshe Leiser & Patrice Caurier
Scene Christian Fenouillat
Costumi Agostino Cavalca
Luci Christophe Forey
Video Etienne Guiol
Movimenti coreografici Leah Hausman

Carlo VII Francesco Meli
Giovannna Anna Netrebko
Giacomo Devid Cecconi (voce in proscenio) Carlos Álvarez (interpretazione scenica muta)
Talbot Dmitry Beloselski
Delil Michele Mauro

Il più atteso evento operistico dell’anno conosce da qualche anno una anteprima riservata agli Under30: teatro gremito, abiti lunghi, papillon ed un pubblico decisamente poco abituato a frequentare il teatro, ma anche questa è la Scala nei giorni di Sant’Ambrogio.

Già circolavano voci sull’indisposizione di Álvarez ed effettivamente il sovrintendente è costretto ad annunciare, con tanto di dettagli sulla condizione delle mucose del malato, la sostituzione del baritono con il giovane Cecconi, che già aveva cantato alla generale. Ha sorvolato però sul fatto più strambo – diciamo così – ovvero la presenza sul palco di Álvarez, il quale recitava con il doppiaggio della voce del sostituto che, vestito di scuro, faceva le sue apparizioni in proscenio. Questo episodio insieme a un ritardo di 10 minuti non è proprio il modo migliore di iniziare una stagione, seppur nella versione young.

Di Giovanna d’Arco hanno scritto in questi giorni persone più illustri di me e rimando quindi ai loro commenti, volendo richiamare qui solo due aspetti: la scarsa qualità del libretto di Solera, non un capolavoro di per sé e ahimè ulteriormente deturpato dalla censura austroungarica, e la passione del Maestro Chailly per quest’opera. Verdi la considerò la migliore di quelle scritte fino ad allora ed in essa troviamo in nuce temi musicali che saranno poi ripresi in opere successive del compositore bussetano.

Atto II

Dicevamo della scarsa coerenza del libretto; ebbene, l’incoerenza della regia è stata totale. I registi  Moshe Leiser e Patrice Caurier sono partiti da una idea già di per sé malata: mettere in scena una fanciulla dell’Ottocento, che si identifica con Giovanna, in preda ad un delirio mistico e immagina che i personaggi storici, per interagire con lei, entrino nella sua stanza trasformata in campo di battaglia. L’esito è stato disastroso ma soprattutto incomprensibile alla quasi totalità dei presenti in sala. Anche per chi conosceva le loro intenzioni (“Giovanna è una jihadista dell’epoca” ha dichiarato uno dei registi) comprendere il senso di ciò che accadeva è stato missione impossibile. Apici di questa irragionevole follia sono stati la comparsa di grotteschi diavoli nel finale del I atto, dopo che le tentazioni amorose della protagonista erano state inutilmente illustrate da proiezioni di corpi nudi, e tutto il finale dell’ultimo atto. Alle parole “Rotto il nemico, ma Giovanna è spenta!” la protagonista si aggirava smarrita nella sua stanza da letto mentre il padre (persona reale o anch’egli visione della pazza figlia?) le indicava schiere di guerrieri.  Una messinscena simile fa tutto fuorché raccontare una storia basandosi sul testo e sulla musica. Hanno reso la protagonista una pazza per legittimare tale scempio dell’opera e del buon senso.

Finale I con diavoli

 

Finale III

Un così disastroso risultato registico è stato controbilanciato da una resa musicale di altissimo livello.

Sui mezzi vocali di Anna Netrebko non è necessario dilungarsi: in teatro la voce è ricchissima di armonici, supera la buca con facilità e svetta su quella dei colleghi anche nelle mezzevoci. Il sostegno del fiato è costante, gli acuti limpidi e rotondi in ogni circostanza. La sua prestazione è stata un crescendo: nei primi due atti la parte la costringeva a passaggi di registro che mettevano in luce una scarsa omogeneità nel timbro, con una prima ottava piena ma decisamente troppo scura rispetto al resto. La raffinatezza non sarà la peculiare qualità di questo soprano ma la vocalità è strepitosa. Il secondo e il terzo atto sono pressoché perfetti in ogni frase, di cui ricordiamo fra gli altri il dolente in pianissimo alla parole L’amaro calice sommessa io bevo all’interno del Finale II.

Accanto a tale primadonna il Carlo di Francesco Meli non sfigurava. La bella musicalità tipicamente italiana e il timbro eroico sono i maggior i pregi nella voce di questo tenore. Ha affrontato la bella cabaletta iniziale con il piglio che si richiede, eseguendola con il da capo, peccato solo che, al momento dell’acuto finale, la voce si sia persa nel coro. Ciò si è ripetuto nel finale di secondo atto ma comprendiamo la volontà del tenore di conservarsi per la vera Prima. Inoltre colore e fraseggio in particolare dimostrano una dimestichezza notevole con la musica verdiana.

Scena dal Prologo

L’ambiguo ruolo del padre di Giovanna è stato vocalmente interpretato dal giovane Cecconi. Il volume di questo baritono è più modesto rispetto a quello dei colleghi ma la resa complessiva è assolutamente dignitosa. Il timbro è brunito e i registri piuttosto omogenei. Una attenzione in più da parte del direttore avrebbe giovato perché ove l’accompagnamento era più sommesso Cecconi ha più brillato come nell’aria Speme al vecchio era una figlia. Da citare anche il duetto con Giovanna Amai, ma un solo istante.

Il cast completato da Dmitry Beloselski e Michele Mauro era diretto dal Maestro Chailly. L’ouverture è forse uno dei momenti musicalmente più belli della serata con gli strepitosi interventi del flauto e del clarinetto nella sezione centrale e in genere un colore orchestrale davvero raro nella sua bellezza. La direzione poi procede in modo fluido ed espressivo con un unico difetto: il rischio di coprire le voci e risultare meno efficace nei momenti più lirici.

Il coro della Scala non si smentisce anche se visivamente talvolta è stato costretto ai margini delle scene come in apertura o nel Finale III. Nel Prologo la voce è arrivata leggermente troppo sommessa, forse per la collocazione infelice, mentre nel resto della recita è andata decisamente meglio con il culmine raggiunto nella ‘maledizione’ di Giovanna.

Atto I: l’esercito irrompe… in camera!

La riuscita di un’opera, che mancava da così tanto tempo sulle scene ove è nata, non era facile ma il pur inesperto pubblico sembra aver apprezzato. Attendiamo ora con curiosità l’esito dello spettacolo di lunedì che certamente riproporrà la forte ambivalenza: eccellenza sul piano musicale e regia incommentabile.

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