LeoBis in Scala per il suo travolgente Rigoletto

20/01/2016, Teatro alla Scala

Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro alla Scala

Direttore Nicola Luisotti
Regia Gilbert Deflo
Scene Ezio Frigerio
Costumi Franca Squarciapino
Luci Marco Filibeck

Il Duca Vittorio Grigolo 
Rigoletto Leo Nucci 
Gilda Nadine Sierra
Sparafucile Carlo Colombara
Maddalena Annalisa Stroppa
Giovanna Chiara Isotton
Monterone Giovanni Furlanetto
Marullo Davide Pelissero
Matteo Borsa Martin Piskorski 
Conte di Ceprano Gianluca Breda
Contessa di Ceprano Federica Lombardi
Paggio Kristín Sveinsdóttir
Usciere Oliver Pϋrckhauer

Quando il teatro d’opera torna sulle prime pagine locali dei quotidiani e nei notiziari regionali a causa di un bis voluto dallo straordinario entusiasmo del pubblico, ebbene non possiamo che salutare la notizia con gioia! Se poi si tratta di una messinscena di Rigoletto al Teatro alla Scala con l’ormai storico allestimento curato da Gilbert Deflo e l’inossidabile Leo Nucci nei panni del buffone, ecco che non possiamo far altro che unirci umilmente alla schiera dei lodatori di questo spettacolo.

Della regia di Deflo, facciamo notare la coerenza totale con l’ambientazione del libretto; belle e maestose le scene che ritraggono il palazzo ducale così come i sontuosi costumi; sono forse un po’ kitsch i balletti del primo atto, i quali possono essere compresi nella logica dello sfarzo e del lusso di cui ama circondarsi il duca. Il terzo atto acquisisce una straordinaria efficacia drammatica, merito in primis di Verdi, ma anche del perfetto Nucci di cui rimane impresso nella mente dello spettatore l’aggirarsi perso e solo al centro della scarna scena dopo il ferimento della figlia.

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Atto II

L’eccezionalità del fenomeno Leo Nucci non ha certo bisogno delle mie parole per essere sottolineata o ingrandita. Basterà dire che la sua interpretazione del personaggio, vocalmente e scenicamente, è pressoché impeccabile: il fraseggio e il modo di porger le frasi sono uno dei punti di forza; sempre massimamente espressivi in ogni singola parola, gli accenti ironici con cui dileggia i cortigiani si trasformano in paura per la maledizione, per mutare poi in profondo risentimento nei confronti del duca e dei suoi adulatori. Strappa applausi prolungati a scena aperta dopo ogni sua apparizione, la scena del II atto Cortigiani… Ebben piango prelude al trionfo del duettino della Vendetta che si conclude con un potente acuto di Nucci su un’orchestra dalle sonorità non certo timide. Ed ecco che per la terza volta va in scena il bis a sipario chiuso per la gioia del pubblico, in cui per altro Nadine Sierra si prodiga in un acuto più brillante del precedente.

Ed è proprio il soprano americano che si presenta per la prima volta al pubblico milanese a costituire una piacevole sorpresa. Questa ragazza di 27 anni possiede una voce leggera ma con colore caldo e un volume sufficientemente corposo, per di più è una Gilda scenicamente molto credibile. Lo scoglio della parte costituito dall’aria Caro nome è superato alla grande: i trilli e le mezzevoci sono sempre puliti e quando attacca la cadenza finale in pianissimo lascia per qualche secondo il teatro con il fiato sospeso! Soffre leggermente di più è nell’ultimo atto mentre canta splendidamente, sicuramente meglio di Grigolo nella precisione della coloratura, È il sol dell’anima dal duetto del I atto.

Anche di Vittorio Grigolo si è scritto molto: in scena il tenore è davvero irrefrenabile (cosa che in questo ruolo non disturba), la voce è tanto bella e generosa quanto raramente se ne ascoltano e delinea un duca spavaldo anche vocalmente, che stupisce per la facilità di emissione. A volte però eccede: in Possente amor l’orchestra è costretta a fermarsi per consentire a Grigolo di tenere gli acuti, sempre squillanti ma forse un po’ eccessivi e talvolta il Maestro Luisotti ha assecondato dilatazioni e repentine strette nei tempi per seguire il canto. Inoltre non guasterebbe un po’ più di attenzione e precisione come nel già citato duetto con Gilda o nella cadenza finale da La donna è mobile, comunque conclusa con un acuto dal volume straordinario.

Di livello anche la prova di Carlo Colombara come Sparafucile: il timbro scuro e l’omogeneità nei registri sono virtù di cui il basso dispone ampiamente. Un po’ meno bene il Monterone di Davide Pelissero, leggermente debole nel quartetto la Maddalena di Annalisa Stroppa, la quale però possiede una bella voce; buoni gli interventi della Contessa di Ceprano Federica Lombardi e Chiara Isotton come Giovanna.

Spiace non poter dire altrettanto bene della direzione di Nicola Luisotti: certamente il Maestro non dirige un Rigoletto incolore o piatto ed anzi l’orchestra sottolinea il dipanarsi delle vicende e delle emozioni dei protagonisti in modo marcato. Tuttavia, il risultato finale è leggermente chiassoso, con l’accompagnamento degli archi e dei legni spesso sopra le righe e nei concertati l’apporto delle percussioni eccessivamente ‘rumoroso’. Bello e deciso invece l’attacco dell’orchestra de La donna è mobile così come risulta efficace la tempesta del III atto.

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La serata è stata segnata da entusiasmo crescente con ripetuti e convinti applausi a scena aperta e numerosissime acclamazioni per i tre protagonisti, Nucci in primis. 

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