Breve cronaca barocca: Il Trionfo del Tempo e del Disinganno – Scala

Oratorio in due parti
Libretto di Benedetto Pamphilj
Musica di Georg Friedrich Händel

Teatro alla Scala, 3/02/2016

Orchestra del Teatro alla Scala

Direttore Diego Fasolis
Regia Jürgen Flimm, Gudrun Hartmann
Scene Erich Wonder
Costumi Florence von Gerkan
Coreografia Catharina Lühr

Piacere Lucia Cirillo
Bellezza Martina Janková
Disinganno Sara Mingardo
Tempo Leonardo Cortellazzi

Nei teatri italiani, il repertorio barocco è davvero (troppo) poco rappresentato e ancor meno conosciuto dal pubblico soprattutto in confronto con la sua ben più larga diffusione nel resto di Europa. La scelta del Teatro alla Scala va quindi in netta controtendenza ed è ancora più coraggiosa considerando il titolo deputato a questo debutto: un oratorio, genere non facile considerando le difficoltà nella messinscena di un testo allegorico e quindi scarsamente drammatico.

In effetti, Il Trionfo del Tempo e del Disinganno si configura come un dialogo filosofico fra Bellezza, consigliata almeno in un primo momento da Piacere, da un lato e Tempo e Disinganno dall’altro. La musica è stata composta nel 1707 da Händel durante la sua permanenza a Roma sul prezioso testo di Benedetto Pamphilj, cardinale e mecenate dello stesso musicista. Il melodramma era vietato per volontà papale perché considerato fonte di corruzione degli animi ma musicalmente l’oratorio sacro di allora non se ne differenziava in maniera sensibile.

Accennavamo alla sfida costituita dal mettere in scena un dialogo filosofico per di più costituito da recitativi ed arie che si alternano in maniera molto rigida, lasciando spazio ad un solo duetto ed un quartetto in quasi due ore e mezza di musica. La produzione nata per l’Opera di Zurigo è curata da Jürgen Flimm insieme con Gudrun Hartmann e Florence von Gerkan per gli eleganti costumi. La discussione è ambientata in un lussuoso café con camerieri in abito nero che servono champagne e frequentato da eleganti avventori fra cui troviamo i nostri protagonisti. La prima parte dell’oratorio dominata dalle convinzioni di Bellezza sul godimento dei piaceri fugaci è ben rappresentata dalla frizzante vita sociale di cui il bar riassume l’atmosfera.  Dopo che Bellezza ha visto questa ‘reggia di Piacere’ Tempo le dice: ‘vieni alla reggia ove risiede il vero.’ Ebbene, ci si aspettava nella seconda parte una cesura più netta che avrebbe potuto trarre spunto proprio da questo verso. Invece ci ritroviamo nella stessa sala, popolata ora da personaggi ambigui di cui lo spettatore non comprende la ragion d’essere. Infine, la monacazione di Piacere è fortemente simbolica ma fors’anche eccessivamente banale.

Questo slideshow richiede JavaScript.

La direzione è stata affidata ad un esperto del repertorio barocco ossia il Maestro Diego Fasolis che ha coordinato la compagine barocca costituita prevalentemente da musicisti scaligeri che per l’occasione hanno suonato su strumenti d’epoca. Il risultato è stato ottimo con una ricchezza di colori e di dinamiche davvero notevoli se pensiamo alla ristrettezza dell’organico anche in relazione alle le dimensioni del teatro. Una curiosità: da notare l’omaggio al Maestro (spontaneo o meno non si sa) da parte degli orchestrali i quali, diversamente dal solito, hanno atteso in buca ai propri posti non solo per la prima uscita del direttore ma durante tutti gli applausi.

Probabilmente il versante più debole è stato quello vocale poiché con poche sporadiche eccezioni i cantanti, pur essendo sempre corretti, non sono riusciti a valorizzare quanto di più barocco c’era nella musica e sono sembrati quasi intimoriti dalle numerosissime agilità con il risultato che alla lunga le arie hanno corso il rischio di apparire noiose o ripetitive.

La più convincente è sicuramente Sara Mingardo come Disinganno. Il contralto, che a Milano aveva sostenuto il ruolo di Ottone ne L’incoronazione di Poppea di un anno fa, presenta una voce omogenea e un timbro corposo. Leonardo Cortellazzi, che era già stato Nerone un anno fa, come Tempo non canta male ma risulta decisamente poco incisivo. Scenicamente Bellezza di Martina Janková è certamente il personaggio più riuscito, la voce non le manca ed anche le colorature sono precise. Tuttavia, il registro acuto appare troppo spigoloso, le vocali sono poco differenziate tanto da rendere difficoltosa la comprensione. Lucia Cirillo, a cui pure sono affidate le arie più celebri fra cui Lascia la spina, cantata bene, e la ben più difficile Come nembo che fugge col vento, presenta un volume ridotto e una linea di poco fluida.

Nello scrivere si sono voluti evidenziare i punti critici, ciononostante tengo a sottolineare che lo spettacolo è stato godibilissimo ed è stato un vero dispiacere aver trovato il teatro vuoto per metà.

Annunci

1 commento su “Breve cronaca barocca: Il Trionfo del Tempo e del Disinganno – Scala”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...