Albert Herring, il vero Re del Maggio Musicale.

29/05/2016

Musica di Benjamin Britten
Libretto di Eric Croizer basato su Le Rosier de Madame Husson di Guy de Maupassant

Direttore: Jonathan Webb
Regia: Alessandro Talevi
Scene e costumi: Madeleine Boyd
Luci: Matthew Haskins

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Albert Herring: Sam Furness
Lady Billows: Orla Boylan
Nancy: Rachel Kelly
Sid: Philip Smith
Florence Pike: Gabriella Sborgi
Miss Wordsworth: Anna Gillingham
Mr. Upfold: Christopher Lemmings
Mr. Gedge: Zachary Altman
Superintendant Budd: Karl Huml
Mrs. Herring: Manuela Custer
Cis: Bonnie Callaghan
Emmie: Sophie Gallagher
Harry: Nicholas Challier

Il Maggio Musicale Fiorentino ha portato un audace e quanto mai riuscito Albert Herring al Teatro della Pergola. L’opera comica è la seconda delle tre opere da camera di Britten, composta subito dopo il grande successo di Peter Grimes, con un organico ridotto a soli 13 strumenti.

Non è una semplice farsa; dietro il velo comico si mostra la sconcertante visione: una critica aspra e mordace all’apparente moralità inglese, retaggio dell’ Età Vittoriana i cui pregiudizi sono ancora ben radicati nella cultura inglese degli anni ’40, epoca di composizione dell’opera.

È la storia di un’iniziazione alla vita: il passaggio all’età adulta del giovane ed irreprensibile Albert, incoronato e premiato come Re di Maggio in quanto simbolo per antonomasia di castità ed onestà in una cittadina del Suffolk dove ormai imperversano vizio e corruzione. A detta di Lady Billows sarebbe addirittura paragonabile a Sodoma e Gomorra, tuttavia la comicità di Britten mostra con evidenza quanto ipocrita sia il suo voler controllare la sessualità giovanile imponendo a tutti una vita casta e solitaria. Ciò che fa scattare il grilletto che porterà Albert alla maturità sessuale è una limonata al rum, espediente equivalente al filtro d’amore nel Tristano. E come non far risuonare proprio in quel momento il famoso accordo wagneriano che tanto ha sconvolto la musica occidentale? Britten lo impone e fa centro. Una partitura ricca di spunti e citazioni musicali abilmente amalgamate al suo piglio inglese rendono l’opera ancor più interessante.

Basterebbe questo ad attirare il pubblico ma il Maggio Musicale ha fatto di più. Ha coinvolto un direttore abilissimo, creato un nuovo allestimento e convocato un fantastico un cast inglese. Il risultato? Davvero notevole.

Alessandro Talevi ci trasporta negli anni ’20 e, tra abiti color pastello e fiori sui cappellini, sembra che l’atmosfera onirica di Mary Poppins si sia impiantata in un quadro di Hopper. Le scene sono ingegnose e ben assortite: dall’appartamento di Lady Billows con tanto di corna d’alce appese al muro, al negozio di Herring con cassette di frutta fresca, fino ad arrivare alla tavola imbandita per la festa; tutto è in ordine ed è questa perfezione a far trasparire polveroso moralismo. A dare movimento sono i figuranti vestiti da piccole ‘regine di maggio’ in stile Thriller di Michael Jackson: sono infatti loro a trascinare Albert fuori da quel mondo color pastello facendogli dimenticare l’innocenza.

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I cantanti sono numerosi e tutti, chi per un motivo, chi per un altro, vanno elogiati. Ben assortita la coppia bigotta Lady Billows e Florence Pike, la prima è Orla Boylan, un soprano dagli acuti imponenti e martellanti che, accompagnati da una recitazione magistrale e un tocco autoironico, rendono il personaggio stizzoso e perfido al punto giusto. Florence è la sua cameriera, conservatrice fino all’osso e vero segugio nello scoprire le scappatelle delle ragazze di Loxford; è interpretata da Gabriella Sborgi che, grazie alle note contraltili appare terribile e spietata. Da notare la perfetta pronuncia inglese anche nelle battute più concitate, veri scioglilingua. Altro membro italiano era la Mrs. Herring del mezzosoprano Manuela Custer: ha dato al suo personaggio di madre una nota di dolente pietà piuttosto che di dispotismo assoluto ed è proprio questa sua visione a rendere più movimentato il ruolo. Il tenore Sam Furness è suo figlio Albert, un ragazzino spaurito e insicuro dai subitanei cambiamenti d’umore che alla fine ottiene la sua vittoria e acquista quella sicurezza tanto ricercata.Tutti questi accenti differenti sono stati soppesati ed espressi dal timbro chiaro di Furness; veramente notevole il suo falsetto che, lungi dall’essere nasale o fastidioso, si amalgama bene con il registro naturale; ne dà sfoggio nella seconda scena dopo l’interludio del secondo atto “Albert the good“, qui esprime al meglio la sua insofferenza ed è folle nei repentini cambi di tempo e di musica. Rachel Kelly è stata forse la migliore; ha interpretato una Nancy garbata ma allo stesso tempo smaliziata e pronta ad assecondare gli scherzi del suo Sid. La voce era ben proiettata e tutt’altro che esile nonostante il timbro chiaro; spesso si ammorbidiva e lasciava spazio ad un suono più corposo: ha così passato a pieni voti “Is she asleep?” dove è emerso tutto il suo dispiacere e senso di colpa.

Sid, gradasso e gigione si adatta al baritono Philip Smith che lo rende burbero al punto giusto grazie ad una recitazione veramente azzeccata. Bravi ed ironici il sindaco Mr. Upfold di Christopher Lemmings, il vicario Mr. Gedge di Zachary Altman ed il Sovrintendente Budd di Karl Huml. Anna Gillingham è una fantastica Miss Wordsworth, soprano dal timbro squillante: perfetta per incarnare la tipica insegnante in ansia da prestazione per i suoi piccoli alunni Cis (Bonnie Callaghan), Emmie (Sophie Gallagher) e Harry (Nicholas Challier). Non a caso uno dei momenti più spassosi e dai tratti tipicamente inglesi è la scena “Quickly, Quickly, come along” in cui Miss Wordsworth tenta, con scarsi risultati, di insegnare ai bambini la canzoncina che introdurrà Albert, il nuovo Re di Maggio, alla festa.

Infine a tenere insieme questo turbinio di musica e movimenti è stato Jonathan Webb: in tipico stile britteniano ha saputo tirar fuori, da soli tredici strumenti, dei timbri, oserei dire, orchestrali. La maniera in cui ha calibrato le voci nella trenodia del terzo atto la dice lunga sulla sua esperienza; bilanciare nove timbri diversi contemporaneamente non è semplice, ma il risultato è raffinatissimo ed è di certo uno dei vertici dell’opera. La sua narrazione si fa concitata per poi cedere al romantico o all’ironico e non perde mai quella brillantezza che fa di quest’opera da camera un piccolo capolavoro. A fine spettacolo tanti, tantissimi applausi per tutti da parte di un pubblico non troppo numeroso ma di certo pienamente soddisfatto!

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