All’Opera di Roma sfida all’ultimo acuto per la Linda di Jessica Pratt.

Roma, 24/06/2016
Teatro dell’Opera di Roma

Musica di Gaetano Donizetti
Opera in tre atti
Libretto di Gaetano Rossi

Direttore: Riccardo Frizza
Regia: Emilio Sagi
Maestro del Coro: Roberto Gabbiani
Scene: Daniel Bianco
Costumi: Pepa Ojanguren
Luci: Alberta Faura

Linda: Jessica Pratt
Pierotto: Ketevan Kemoklidze
Carlo, Visconte di Sirval: Ismael Jordi
Antonio: Roberto de Candia
Il Marchese di Boisfleury: Bruno de Simone
Il prefetto: Christian Van Horn
Maddalena: Caterina di Tonno
L’intendente del feudo: Saverio Fiore

Orchestra e coro del Teatro dell’Opera
In coproduzione con Gran teatre de Liceu di Barcellona

Il Teatro dell’Opera di Roma sembra proprio dare il meglio di sé e con questa produzione si supera regalando al pubblico uno spettacolo davvero unico. Assente da ben centotre anni dal Costanzi ecco rifiorire la Linda di Chamounix, opera donizettiana del 1842 su libretto di Gaetano Rossi. La vicenda è quanto mai prevedibile: un amore nascosto e ostacolato, un vecchio e ricco spasimante, il solito malinteso a cui segue la mirabile scena di pazzia e matrimonio finale tra grida di giubilo. Insomma ha tutte le carte in regola per riscuotere grande successo; se poi aggiungiamo una regia raffinata, una direzione puntuale e soprattutto un cast stellare il risultato non può che essere esplosivo, da veri fuochi d’artificio.

Bianca e pura come la protagonista è la scenografia di Daniel Bianco: un bosco con alberi stilizzati nel primo atto, prospettive che inneggiano alla Città ideale di De Chirico ma dalle pennellate più tenui. Anche il palazzo parigino è bianchissimo come poi la scena del terzo atto. Questo gioco di colori tenui è reso ancor più armonioso dalla regia di Emilio Sagi: i lenti movimenti del coro all’inizio, quasi sognanti, i balli finali fanno emergere la grazia di chi ha compreso a pieno la musica ed ha saputo trasmetterla sulla scena. Con queste ottime premesse i cantanti hanno saputo esprimersi al meglio.

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Il primo atto ci mostra subito Maddalena, madre di Linda interpretata dalla brava Caterina di Tonno e Antonio, padre della protagonista in cui si è esibito un navigatissimo Roberto De Candia. Genitore povero ma onesto, pronto a rinnegare la figlia al solo sospetto che questa sia l’amante di un visconte, De Candia oscilla tra il protettivo e l’iroso riuscendo soprattutto nel secondo atto, formidabile il disprezzo di “L’elemosina a suo padre la mia figlia non può far“. Il personaggio buffo e divertente della serata è incarnato dal baritono Bruno de Simone, il Marchese di Boisfleury, vecchio zio del Visconte; innamorato a tal punto della giovane Linda da andarla ad importunare a Parigi ma che, al suo netto rifiuto risponde a tono con un ironico “Oh! Guardate… la regina da ricotte, da cascina!“. Formidabile per l’appunto il loro duetto “Andate! Andate!” che evoca le musiche dell’Elisir d’amore. De Simone si conquista il pubblico grazie ad una recitazione briosa e brillante; il fraseggio impeccabile che solo la lunga esperienza può dare lo rende un Marchese spiritosissimo. Una felice scoperta è stato il Prefetto del giovane basso Christian Von Horn; il ruolo è breve ma interpretato al meglio grazie al timbro scuro e ricco di armonici, speriamo di vederlo presto in qualche altra produzione per apprezzarlo ancora una volta. Il tenore è lo spagnolo Ismael Jordi: il morbido fraseggio e la facilità negli acuti rendono la romanza “Se tanto in ira agli uomini…” uno dei momenti migliori della serata. La tenuta dei fiati è notevole, interessanti le dinamiche e in più è anche un bravo attore capace di muoversi bene sul palco. Quando è in coppia con la star della serata il pubblico non lesina di certo gli applausi: riuscitissimo il duetto del primo atto “A consolarmi affrettisi“. E ora spendiamo due parole per Jessica Pratt, il soprano australiano per cui tutti, me compresa, stravedono. Era il suo debutto nel ruolo di Linda e, dopo aver cantato proprio a Roma la Lucia di Lammermoor l’anno scorso, eccola ora cimentarsi in un’altra protagonista donizettiana, anche questa con il suo momento di pazzia. È un ruolo dalle tante sfaccettature che la Pratt, grazie alla sua espressività messa al servizio di una salda tecnica vocale ha saputo interpretare al meglio. Più che legittime dunque le ovazioni del pubblico dopo la celebre aria “O luce di quest’anima“, ancor più brava però nel duetto con Pierotto “Al bel destin che attendevi” dove riecheggiano le atmosfere belliniane del duetto Norma Adalgisa. Il suo punto di forza sono ovviamente le cadenze dove sfoggia acuti precisissimi che riempiono il teatro e lasciano tutti sbalorditi, magistrale in questo l’aria della pazzia. Brava brava brava! Bella anche la voce del Pierotto di Ketevan Kemoklidze, scura ma per nulla ingolfata; la linea melodica sommessa e sofferta ha aggiunto alla serata un’aura di inquietudine surreale.

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La direzione di Riccardo Frizza ha accompagnato al meglio i cantanti stando attento al ritmo narrativo dell’opera anche se forse un po’ parco in quanto a dinamiche. Complimenti anche per il coro che con Roberto Gabbiani come Maestro non può che far faville. Un altro successo per l’Opera di Roma che ha regalato al pubblico una serata da ricordare grazie ad un cast impeccabile.

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1 commento su “All’Opera di Roma sfida all’ultimo acuto per la Linda di Jessica Pratt.”

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