La favola del Zauberflöte cantata in Scala da preparatissimi under 30.


Die Zauberflöte
di Wolfgang Amadeus Mozart

23 settembre 2016, Teatro alla Scala

Coro e Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala

Solisti dell’Accademia di perfezionamento per Cantanti Lirici del Teatro alla Scala

Nuova produzione Teatro alla Scala

Direttore Adam Fischer
Regia Peter Stein
Scene Ferinand Wögerbauer 
Costumi Anna Maria Heinreich
Luci Joachim Barth

Drei Knaben Solisti del Wiener Sängerknaben, Innsbruck

PapagenoTill Von Orlowsky
Tamino Martin Piskorski
Pamina Fatma Said
Regina della notte Yasmin Özkan
Sarastro Martin Summer
Monostato Sascha Emanuel Kramer
Prima Dama Elissa Huber
Seconda Dama Kristin Sveinsdottír
Terza Dama Mareike Jankowski
Papagena Theresa Zisser
Primo sacerdote Philipp Jekal
Secondo sacerdote Thomas Huber 
I uomo in armatura Francesco Castoro
II uomo in armatura Victor Sporyshev
Tre schiavi               Marcel Herrnsdorf
Tenzin Chonev Kolsch
Thomas Prenn

Assistere alla messinscena del Flauto Magico è sempre un piacere ma, se a cantarlo sono giovani dai ventitré ai ventotto anni e per giunta il palco é quello del Teatro alla Scala, ecco che la serata si prospetta ancor più interessante.

Come ogni anno infatti i ragazzi dell’Accademia di perfezionamento del Teatro alla Scala si sono cimentati in un’opera, l’hanno studiata da cima a fondo concentrandosi non solo sulla musica, ma anche sulle parti recitate che, devo dire, sono state il fiore all’occhiello dello spettacolo. Il regista Peter Stein ha infatti evitato i consueti tagli e i ragazzi, sotto la sua guida, hanno reso la recitazione fluida, briosa e per nulla monotona grazie ai movimenti scenici naturali e accattivanti.

Die Zauberflöte, si sa, é un mix tra favole, rituali massonici, storie d’amore e allegorie: non é stato di certo un compito facile da assolvere quello affidato a Ferdinand Wögerbauer addetto alla scenografia. L’ambientazione era piuttosto naïf, dal tono fiabesco e ingenuo; molto lineare e ben definita ma, dal nuovo allestimento creato ad hoc per questa produzione, ci si sarebbe aspettati qualcosa in più. Non escludo però che per realizzare il tutto si avesse a disposizione un budget alquanto limitato. L’enorme serpente che avrebbe dovuto aggedire Tamino era un banale e piccolo serpente giocattolo; spesso poi il centro della scena era occupato da un isolotto arancione che il più delle volte stonava con il resto della scenografia. Veramente di effetto l’inizio del secondo atto con tutti i sacerdoti riuniti a semicerchio nel tetro tempio di Iside e Osiride o ancora il momento in cui Pamina e Tamino affrontano le ultime prove del fuoco e dell’acqua. Divertenti le entrate in scena di Papageno con le sue gabbie e quelle del cattivo Monostatos attorniato dagli schiavi sempre pronti a deriderlo. I costumi di Anna Maria Heinreich in tema con lo spirito fiabesco della regia hanno dato spesso quel tocco in più che ha contribuito a rinvigorire le scene piuttosto spoglie.

Veniamo ora ai cantanti, i veri protagonisti della serata.

Martin Piskorski stupisce nelle vesti di Tamino. Se il tenore all’inizio sembra faticare addirittura nei Lab di Dies Bildnis ist bezaubernd schön, in seguito dimostra invece di avere un timbro caldo e vellutato, canta senza sforzo, recita con sicurezza e si muove bene sul palco; tutto questo arriva al pubblico che lo apprezza particolarmente nell’aria del flauto alla fine del primo atto.

La bella Pamina è interpretata da Fatma Said che incarna alla perfezione la ragazza innamorata che non sa se sia meglio seguire il cuore o compiere il volere della terribile madre e uccidere Sarastro. Voce limpida e squillante ma al contempo corposa. Ach, ich fühl’s ha belle dinamiche, le agilità sono precise e nessuna nota sfugge via trascinata dalle altre. Molto carino il duetto con Papageno Bei Männern, welche lieben fülhen e i momenti in cui canta con i tre fanciulli (Bald prangt, den Morgen su verkünden). Questi ultimi erano tre solisti del Wiener Sängerknaben di Innsbruck, veramente notevoli in quanto a intonazione e precisione soprattutto se si pensa che sono ancora dei bambini.

Per quanto riguarda il ruolo della Regina della notte penso che in molti concordino che affidarlo ad una ragazza così giovane sia rischioso e forse prematuro, in ogni caso Yasmin Özkan ce l’ha fatta. La voce per i miei gusti era troppo chiara e forse poco incisiva per la temibile regina; piuttosto remissiva nella prima aria e in Der Hölle Rache troppo poco precise erano le terzine; ovviamente tanto di cappello per i Fa che c’erano tutti. Un applauso comunque per la sfida che ha dovuto affrontare.

Bel timbro e voce piena per il Sarastro del basso Martin Summer, il suo tono autorevole è emerso sia vocalmente che sulla scena, ne è un esempio l’invocazione nell’aria O Isis und Osiris, schenket.

Ma l’idolo della serata è stato lo scoppiettante Papageno di Till von Orlowsky. È un baritono dai suoni morbidi e dalla recitazione brillante, sembra divertirsi dall’inizio alla fine dell’opera; le sue doti da istrione lo rendono il capocomico perfetto. Salta da una parte all’altra, ballonzola con Papagena e nonostante ciò i suoni escono limpidi e precisi. Davvero fantastico.

Simpatico anche il Monostatos di Sascha Emanuel Kramer, più attore che cantante ma azzeccato per il ruolo.

Nel suo piccolo brava anche la Papagena di Theresa Zisser dal timbro squillante.

Le tre dame Elissa Huber, Kristin Sveinsdotter e Mareike Jankowski si sono dovute cimentare in una parte tutt’altro che semplice e qualche piccola ingenuità é emersa specialmente all’inizio dove le dinamiche erano totalmente assenti; meritano un elogio soprattutto la prima e la terza dama.

Bravi anche tutti gli altri comprimari e il coro dei giovani dell’Accademia diretto da Alberto Malazzi.

Anche l’orchestra era quella dell’Accademia del Teatro alla Scala e se, la prima pagina dell’ouverture é partita con molta difficoltà, magari a causa della tensione, la sapiente bacchetta di Adam Fischer é riuscita ad infondere forza nei giovani musicisti che hanno portato a termine l’opera con tanto di dinamiche e colori. Ciò che stupisce maggiormente è stata l’attenzione verso i cantanti, hanno infatti prestato attenzione alle voci, cosa che capita sempre più di rado nei teatri di oggi.

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Calato il sipario lunghi applausi per tutti, per l’impegno di un anno di lavoro e per la forza con cui i ragazzi hanno portato avanti quest’impresa titanica. Bravissimi!

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