La Wally di Catalani – Teatro Municipale di Piacenza

Dramma lirico in quattro atti su libretto di Luigi Illica
dal romanzo La wally dell’avvoltoio di Wilhelmine von Hillern

Personaggi e Interpreti
Wally: Saioa Hernandez
Stromminger: Giovanni Battista Parodi
Afra: Carlotta Vichi
Walter: Serena Gamberoni
Giuseppe Hagenbach: Zoran Todorovich
Vincenzo Gellner: Claudio Sgura
Il Pedone di Schnals: Mattia Denti

Francesco Ivan CIAMPA, direttore
Nicola BERLOFFA, regia

Fabio CHERSTICH, scene
Valeria Donata BETTELLA, costumi
Marco GIUSTI, luci

ORCHESTRA REGIONALE DELL’EMILIA ROMAGNA
CORO DEL TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA
Corrado CASATI, maestro del coro

Coproduzione Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena
Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Teatro del Giglio di Lucca

L’interessante e ricca stagione del Teatro Municipale di Piacenza vede come suo titolo di punta, per lo meno per il richiamo di pubblico suscitato, La Wally, opera a cui è legato il nome di Alfredo Catalani. Il compositore morto di tisi all’età di 39 anni nacque 4 anni prima di Giacomo Puccini e fu vicino agli ambienti della Scapigliatura milanese e ad Arrigo Boito. Guardando ad oltralpe ed in particolare alle esperienze wagneriane, tentò un rinnovamento dell’opera italiana nel solco del movimento postromantico e tale è, per  tema e per stile, questa Wally del 1892. Protagonista ne è una femme fatale che in nome del suo orgoglio non esita, a fronte di un rifiuto, a far uccidere l’uomo di cui è innamorata. Vinta dal rimorso, accorrerà poi a salvarlo e quando potrebbero coronare il loro amore una valanga travolge l’amato e Wally si suicida. Come si intuisce, la natura e l’ambiente aspro di montagna giocano un ruolo da protagonisti e sono efficacemente descritti nelle pagine sinfoniche dell’opera, prima fra tutte quella che apre il quarto atto (atto per altro drammaturgicamente molto debole, per non dire superfluo). Sebbene per temi l’opera se ne distacchi, lo stile vocale non è in realtà dissimile da quello a cui siamo abituati parlando di Verismo e richiede vocalità solide in particolare nel registro medio e sul passaggio.

L’allestimento era di impostazione tradizionale, efficace nel ricreare l’ambiente montano nei bei costumi del coro e dei protagonisti così come nella bella baita in cui è ambientato il secondo atto. La scenografia dei monti innevati non è invece riuscita: funzionale ma davvero brutta da vedere faceva pensare ad iceberg in galleggiamento nell’Artico più che al Tirolo. Per il resto l’opera scorre senza particolari exploit, correndo talvolta il rischio che i cantati descrivano il loro sentimenti rivolti al pubblico e a metri di distanza l’uno dall’altro (duetto Gellener-Wally del I atto).

La ben preparata Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna era diretta da Francesco Ivan Ciampa, che torna a Piacenza dopo i successi di Simon Boccanegra e Macbeth nelle precedenti stagioni. L’opera di concertazione è efficace e senza andare sopra le righe riesce a lasciare il giusto spazio alle voci, senza sacrificare l’espressività nelle dinamiche e nei tempi.

Wally di invidiabile presenza scenica – e non è poco in un’opera del genere – era Saioa Hernandez, la quale ha convinto anche vocalmente. Nel primo atto sembrava mostrare poca solidità quando la parte la costringeva nel grave ma le cose sono migliorate durante lo spettacolo. I ‘Non t’amo’ e ‘Non t’amerò giammai’ nel duetto con Gellner (I atto) non erano delle saette, tuttavia la voce era sempre piena, il timbro morbido e il canto sul fiato. Oltre ad ottenere un trionfo personale dopo l’aria Ebben? Ne andrò lontana, ha emozionato nel finale III atto dove ha dimostrato un notevole controllo delle mezzevoci e del canto legato.

Zoran Todorovich ha invece affrontato la parte di Giuseppe Hagenbach con qualche difficoltà. La voce del tenore nel registro centrale risultava ingolata e non impeccabile nell’intonazione. Le cose andavano meglio nell’acuto ove il cantante riusciva a girare più efficacemente le note. A prescindere dagli elementi tecnici, la sua prestazione è risultata scarsamente espressiva, anche a fronte di una dizione non impeccabile.

Il promesso sposo, amante non ricambiato ma anzi usato da Wally come mezzo per uccidere Hagenbach era Claudio Sgura. Il baritono possiede una voce graffiate, che talvolta manca di morbidezza ma che è certamente potente ed omogenea, adatta al ruolo. Infine è davvero un peccato che il ruolo di Walter ha riservato a Serena Gamberoni lo spazio per una sola aria in apertura dell’opera, che è stata cantata magistralmente anche nei colori e nell’espressività. Confermiamo con piacere le positive impressioni recenti avute ascoltandola come Oscar ne Il ballo in maschera all’Opera di Roma. Completavano omogeneamente il cast Giovanni Battista Parodi  (Stromminger), Carlotta Vichi (Afra) e Mattia Denti (Il Pedone).

Il pubblico che riempiva il teatro in ogni ordine ha partecipato con vivo entusiasmo alla rappresentazione con applausi prolungati dopo le arie e che spesso iniziavano – ahinoi – sulle code musicali. Al termine trionfo per tutti!

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