Anteprima de La Traviata – Teatro alla Scala

Teatro alla Scala, 26/02/2017
Melodramma in tre atti
Libretto di Francesco M. Piave

Coro, Orchestra e Corpo di Ballo del Teatro alla Scala

Direttore Nello Santi
Regia Liliana Cavani
Scene Dante Ferretti
Costumi Gabriella Pescucci
Luci Marco Filibeck

Violetta Valery Ailyn Perez
Flora Bervoix Chiara Isotton
Giorgio Germont Leo Nucci
Alfredo Germont Ivan Magri
Barone Douphol Costantino Finucci
Marchese D’Obigny Abramo Rosalen
Dottor Grenvil Alessandro Spina
Annina Chiara Tirotta*
Gastone Oreste Cosimo*
Giuseppe Jérémie Schütz*
Domestico Gustavo Castillo*
*Allievo dell’Accademia Teatro alla Scala

La Fondazione del Teatro alla Scala con la partecipazione degli artisti e dei lavoratori ha deciso di aprire al pubblico l’ultima prova prima della prima ufficiale di Traviata, vendendo i biglietti a metà prezzo e raccogliendo 250mila euro da devolvere a progetti per l’infanzia nelle zone colpite dai recenti eventi sismici. E così quando l’iniziativa è stata annunciata i biglietti sono stati venduti nel giro di poche ore e domenica prima dello spettacolo il sindaco Giuseppe Sala, uscito in proscenio, ha voluto personalmente ringraziare il Teatro e la generosità del foltissimo pubblico.

Oltre a dare il mio piccolo contributo, ho quindi colto l’occasione di ascoltare un’opera fra le più rappresentate, che rimane sempre un gioiello del teatro musicale. Si legga il mio commento con indulgenza considerando che non si tratta di una recita ufficiale, sebbene il teatro fosse pienissimo.

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Alla vigilia della rappresentazione suscitavano perplessità le dichiarazioni dell’anziano Santi che affermava di voler dirigere una Traviata secondo le volontà di Toscanini, insomma secondo una tradizione che negli ultimi anni non pochi direttori hanno più o meno apertamente rifiutato. Si sa che quando si parla di tradizione si pensa subito ai tagli: ebbene questi ci sono stati, ma non sconvolgenti, limitandosi al da capo delle cabalette di Alfredo e del padre del II atto (pur sempre poco comprensibili quando si hanno a disposizione un Meli e un Nucci) e a poco altro; persino le battute finali in reazione alla morte di Violetta sono state eseguite. Al di là della questione tagli, la direzione di Nello Santi, da questo punto di vista certamente nel solco della tradizione Toscaniniana, delinea una Traviata fortemente drammatica e fin da subito ripiegata sulla morte. Le pagine di festa più giocose sono, volutamente o meno, poco brillanti e quasi nulla si concede all’edonismo musicale. Talvolta i tempi sono slentati e si prediligono le dinamiche tenui (su questo fronte non possiamo certo richiamare Toscanini o suoi epigoni più recenti) ma il tessuto sonoro che si diffonde dalla buca è davvero magnifico, intimo e struggente in non pochi passi, come nell’incredibile pianissimo con cui è eseguito l’emozionante Dite alla giovine sì bella e pura nel II atto. A proposito c’è da dire che l’interpretazione di Ailyn Perez è in perfetta armonia con l’impostazione di Santi: tutto il brano è cantanto con un filo di voce da una Violetta già disperata, già qui ad un passo dalla morte. E su questa linea si sviluppa il terzo atto nel quale il soprano è protagonista assoluto: sono davvero pochi i momenti di slancio lirico, il resto è attesa di morte. Non ci permettiamo di prendere posizione rispetto a questa scelta interpretativa che è stata perseguita con coerenza ed efficacia ma ha rischiato di rendere pesante l’ascolto. Certamente dobbiamo plaudire alla capacità di dirigere una Traviata fortemente espressiva ed intima, senza mai oscurare le voci ed anzi esaltandone le potenzialità e rendendole protagoniste.

La Perez, dal timbro gradevole ed omogeneo nei registri ci è parsa una buona Violetta. L’esordio non è dei migliori con qualche errore di dizione e qualche imprecisione. Il primo scoglio della scena conclusiva del primo atto (è strano… Sempre libera) è stato superato in modo soddisfacente con sufficiente precisione nella coloratura, salvo un paio di note spoggiate, e credibilità di accenti. Certo ci sarebbe piaciuto sentire il Mib finale ma si sa, non si può avere tutto. Mi pare che l’atto meglio riuscito per lei sia il secondo, con il già ricordato duetto con Germont. Nell’impegnativo atto finale la voce della Perez mostra i suoi limiti sul versante drammatico e preferisce ricorrere a numerosissime e sempre belle mezzevoci, aiutata in questo dal direttore.

Ivan Margì sostituiva il previsto Francesco Meli e, assimilato il colpo, ci ha fatto piacere poter ascoltare una voce diversa. La prestazione del tenore italiano è stata un crescendo: dopo un Brindisi insicuro nel registro acuto con molte note scoperte, le cose sono migliorate. Il Do a conclusione della cabaletta in apertura del II atto non era travolgente, ma Magrì possiede il suo punto di forza nel bel timbro morbido che ha sfoggiato nel registro centrale per tutta la recita.

Altra voce di punta della produzione è Leo Nucci nelle vesti di Giorgio Germont. Sul baritono è rimasto poco di nuovo da dire. Il suo timbro brunito e il suo fraseggio sono ancora difficilmente superabili. Forse nei passi d’insieme è risultato meno incisivo di altre volte ma confidiamo che nelle recite ufficiali farà meglio e comunque il suo Di Provenza il mare, il suol è stato il brano più applaudito. Ottima anche la Flora di Chiara Isotton e quasi tutti i comprimari.

Infine qualche parola sul tradizionale allestimento di Liliana Cavani con le scene di Dante Ferretti. Diciamo che appare in contrasto con l’impostazione intimista e fortemente drammatica prediletta da Santi, laddove presenta bellissime e maestose scenografie e lussuosi costumi per descrivere l’ambiente delle feste parigine. L’impianto tradizionale, ad esclusione del finale II, si accompagna con scene movimentate e sempre ben recitate da tutti i cantanti.

Il pubblico ha gradito lo spettacolo dimostrando entusiasmo al termine, soprattutto a favore dell’anziano ed amato direttore.

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1 commento su “Anteprima de La Traviata – Teatro alla Scala”

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