L’attesa delusa e il belcanto perduto, Anna Bolena al Teatro alla Scala

4 aprile 2017, Teatro alla Scala

Tragedia lirica in due atti di Gaetano Donizetti
Libretto di Felice Romani
(Edizione critica a cura di P. Fabbri;
Fondazione Donizetti di Bergamo e Casa Ricordi, Milano)

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Produzione Grand Théâtre de Bordeaux

Direttore Ion Marin
Regia Marie-Louise Bischofberger
Scene Erich Wonder
Costumi Kaspar Glarner
Luci Bertrand Couderc

Anna Bolena Hibla Gerzmava
Jane Seymour Sonia Ganassi
Smeton Martina Belli
Lord Percy Piero Pretti
Enrico Carlo Colombara
Lord Rocheford Mattia Denti
Sir Hervey Giovanni Sala

“Il progetto di riportare alla Scala il repertorio italiano nella sua interezza, inaugurato nel 2016 con il grande ritorno del Verismo rappresentato da La cena delle beffe di Giordano, prosegue nel 2017 con due titoli belcantistici: Anna Bolena di Donizetti e La gazza ladra di Rossini. In particolare di Donizetti il Teatro alla Scala aveva a oggi una sola produzione, L’elisir d’amore.”
Già queste poche righe avrebbero dovuto mettere in guardia lo spettatore: si annunciano, con inutile ridondanza, banalità che dovrebbero essere alla base della stagione lirica non solo del più prestigioso teatro del paese, ma di ogni cartellone di provincia. Cosa significa “riportare alla Scala il repertorio italiano nella sua interezza”? Quale repertorio si dovrebbe proporre al Piermarini? In attesa di Gazza ladra, quale interezza può rappresentare un titolo tutto sommato abbastanza frequentato come Anna Bolena, trattato miseramente fra tagli e incomprensibili scelte nella selezione dei cantanti? Del resto come venga considerato Donizetti in Scala è il sito stesso a dircelo: fino a ieri una sola produzione, a cui oggi aggiungiamo uno spettacolo che delude le attese di critica e loggione.
Anna Bolena mancava a Milano da più di trent’anni, chi scrive allora non c’era né appartiene agli adoratori dei tempi che furono ma le vicende che legano questo titolo impervio e meraviglioso alla piazza milanese sono note agli appassionati. Si fa così ancor più incomprensibile la decisione di metterlo in scena in assenza di un direttore, un soprano ed un basso adatti e con un allestimento modesto nei mezzi e pessimo nei risultati.

IMG_4604

Dopo la defezione di Bruno Campanella, annunciata già da qualche mese, la partitura nella sua edizione critica della Fondazione Donizetti del 2015 è stata affidata alla bacchetta di Ion Marin. Ed è al direttore che vanno attribuite gravi responsabilità per l’esito dello spettacolo. Egli tratta Donizetti esattamente come non si dovrebbe fare: tagli qua e là, ora ai cori ora alle riprese delle arie, distruggono l’architettura donizettiana dei brani e fanno rimpiangere le quattro ore e oltre di musica dello spettacolo andato in scena a Bergamo nell’autunno 2015; le cabalette o strette sono staccate a tempi spesso insostenibili per i poveri cantanti che tentano inseguimenti folli a scapito dell’emissione vocale (si veda ad esempio Ah! Segnata è la mia sorte che chiude il primo atto); la cura delle parti orchestrali è davvero al minimo con predominanza delle dinamiche forti che puntualmente coprono i cantanti nei concertati; un utilizzo eccessivo delle percussioni e accelerazioni di cattivissimo gusto rendono una sofferenza la chiusura di ogni brano, anche laddove le cose erano andate meglio nel suo svolgimento centrale, come nel bel duetto Anna-Seymour nel II atto.
In tutto questo i cantanti fanno quello che possono in parti che spesso mal si adattano alle loro potenzialità.
Il ruolo di Anna è stato affidato al soprano Hibla Gerzmava, che dopo aver frequentato prestigiosi palcoscenici nel mondo debuttava alla Scala. La Gerzmava è un soprano lirico con voce piena ed omogenea nel registro medio-acuto ed un timbro morbido di non frequente bellezza;  tuttavia la sua vocalità, più che per Bolena, sarebbe adatta per Butterfly. Le numerose colorature di cui è disseminata la parte sono spesso spianate, le variazioni sono ridotte al minimo e i sovracuti talvolta schiacciati e con vibrato eccessivo compaiono nei finali come “appiccicati” dopo battute in cui le voci erano sparite, sommerse dal chiasso orchestrale: insomma del belcanto si sono quasi perse le tracce. La dizione e gli accenti sono ammirevoli (come nel proferire le parole Giudici? Giudici… ad Anna nel finale I) e della celeberrima scena finale ricordiamo il bel canto legato in Al dolce guidami, con cui ha strappato applausi.
Con una vocalità molto più adatta alla parte ci è parso Piero Pretti come Percy. Il tenore non ha mezzi fenomenali ma la voce leggera senza essere priva di nerbo, una buona sicurezza e volume nel registro acuto e precisione nelle agilità gli consentono di delineare un personaggio stilisticamente e drammaticamente convincente, tanto che è praticamente l’unico a ricevere applausi a scena aperta.
Qualcosa di simile possiamo dire per Sonia Ganassi nella parte di Seymour. Al mezzosoprano non mancano tecnica e stile, tuttavia la sua linea di canto è spesse volte spezzata da qualche respiro di troppo e negli accenti restituisce un personaggio isterico, a tratti caricaturale. Il già citato duetto con Anna, nemmeno questo immune da sforbiciature, rimane uno dei momenti più riusciti della serata e davvero ingenerose ci sono apparse le contestazioni nei suoi confronti.
Altro cantante assolutamente fuori parte è l’Enrico di Carlo Colombara. Il basso, che abbiamo avuto modo di ascoltare con soddisfazione in ruoli verdiani, ha voce profonda e colore scuro nel registro grave ma quando la voce si spinge verso l’alto spesso sparisce e comunque anche nel registro centrale Colombara non è stato in grado di sostenere il canto e di fraseggiare come si sarebbe apprezzato.
Facciamo invece i complimenti allo Smeton di Martina Belli che canta con precisione ed accento quasi ironico la romanza Deh! Non voler costringere ma sa essere convincente anche nei suoi brevi interventi nel finale II.
Infine bravi anche Mattia Denti e Giovanni Sala come Rocheford ed Hervey.
Chi legge si chiederà perché non si è ancora parlato di regia: il motivo principale è che una vera regia non c’era. I cantanti erano abbandonati a loro stessi con costumi anonimi in una scena deserta delimitata da squallidi teli bianchi persino spiegazzati, pochissimi i movimenti scenici e pressoché inesistente il tentativo di caratterizzazione dei personaggi. Inutile e a tratti fastidiosa la presenza della figlia di Bolena che a più riprese si aggira per la scena, ugualmente inutili altre trovate come le decine di scarpe con il tacco sparse per la camera di Bolena o i corvi fissi sullo sfondo. Davvero uno spettacolo brutto e privo di idee, che ha forse l’unico pregio di non sconvolgere la vicenda (capirai!).

IMG_4606

Il pubblico numeroso del turno A ha accolto lo spettacolo con scarso entusiasmo con brevi applausi durante lo spettacolo. Al termine si sono ascoltate contestazioni dirette a Ganassi, Colombara e al direttore tanto da indurre gli artisti ad un solo giro in ribalta.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...