Strehler e Metha per Die Enführung auf dem Serail – Teatro alla Scala

Singspiel in due atti
Libretto Christoph Friedrich Bretzner, rielaborato da
Johann Gottlieb Stephanie d. J.

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Produzione Teatro alla Scala

In occasione dei 20 anni dalla scomparsa di Giorgio Strehler e in occasione dei 10 anni dalla scomparsa di Luciano Damiani

Direttore Zubin Mehta
Regia Giorgio Strehler
ripresa da Mattia Testi
Scene e costumi Luciano Damiani
Scene riprese da Carla Ceravolo
Costumi ripresi da Sybille Ulsamer
Luci Marco Filibeck

Konstanze Lenneke Ruiten
Blonde Sabine Devieilhe
Belmonte Mauro Peter
Pedrillo Maximilian Schmitt
Osmin Tobias Kehrer
Selim Cornelius Obonya
Servo Muto Marco Merlini

Nelle ultime settimane le attese del pubblico italiano si sono concentrate sulla messinscena de Il Viaggio a Reims per la regia di Michieletto al Teatro dell’Opera di Roma: spettacolo che ha diviso gli appassionati ma che sembra aver convinto la critica più autorevole. Ebbene ancora una volta ci permettiamo di scrivere che per quanto ci riguarda il dualismo tradizione-modernità con cui si è soliti valutare la bontà di un allestimento non ha ragion d’essere: esistono ottime regie attualizzanti e cattive regie tradizionali e viceversa.
E venendo al Ratto dal Serraglio di cui si scrive, non possiamo che annoverare la messinscena di Giorgio Strehler fra le buone, probabilmente ottime, regie. Non diciamo questo per reverenza conservatrice, che pur sarebbe comprensibile nei confronti di uno dei più grandi maestri del teatro del secolo passato, ma semplicemente perché lo spettacolo ci ha convinto. Per altro, deve aver convinto anche molti registi di oggi perché numerosi sono gli spunti ripresi in altri spettacoli visti proprio a Milano in questi anni.
Dicendo addio alle t-shirt e alle sneakers, ci troviamo di fronte eleganti costumi settecenteschi che pure contribuiscono magnificamente a caratterizzare i personaggi come nel caso della semplice ma smaliziata Blonde o del comicamente malvagio Osmin. Le sobrie scene dipinte color pastello di Luciano Damiani delineano una atmosfera fiabesca e raffinata in cui ciascun personaggio trova il suo spazio. Si ritorna sulla terra solo per una breve parentesi che va dal duetto dai toni patetico-tragici in cui, davanti alla prospettiva di morte, Konstanze e Belmonte si danno l’addio fino ai saggi insegnamenti rivolti da Selim a Belmonte (“Di’ a tuo padre che sarebbe sempre un supremo piacere ricambiare con il bene un’ingiustizia subìta, piuttosto che rendere odio per odio.”) e a Konstanze (“Silenzio! Se non si riesce a ottenere niente per sè facendo del bene, allora è meglio togliersi di torno. Spero che tu non debba mai pentirti di aver rifiutato il mio cuore.”).
Le numerose arie affidate ai cantanti sono spesso cantate in un proscenio privo di illuminazione in modo che la luce bianca proveniente dal fondale illuminato delinei le eleganti silhouette dei personaggi. E possiamo qui citare il trittico monteverdiano prodotto da Bob Wilson per la Scala in un recente passato in cui questa idea, insieme ad una gestualità attoriale estremamente curata, è elemento portate di quegli ugualmente raffinati allestimenti.
Altra idea largamente ripresa fino ad abusarne è l’impostazione vagamente metateatrale: per Strehler il palcoscenico si restringe all’interno di una cornice e ai lati i cantanti o i figuranti si comportano come dietro le quinte e il sipario giallo ocra è aperto e chiuso a vista da un macchinista anch’egli in abiti settecenteschi. E dobbiamo qui ricordare le (brutte) Nozze di Figaro di Wake-Walker viste lo scorso anno, in cui per altro si citava l’allestimento di Strehler del capolavoro mozartiano attraverso la presenza di una poltrona.
In questo quadro si inserivano perfettamente, all’interno dei brani recitati, scene di una comicità assai garbata, magari un poco superata ma che comunque sapevano suscitare il sorriso del pubblico.

Tali atmosfere le ritroviamo anche sul versante musicale, a cominciare dalla direzione d’orchestra di Zubin Metha. La bacchetta del Maestro la conosciamo e non ci aspettavamo certo un Ratto travolgente nei tempi e nelle dinamiche. Ma oltre alla limpidezza del suono quello che stupisce è proprio la perfetta sintonia con le intenzioni della regia, che proprio con Metha aveva debuttato nel 1965 a Salisburgo. Sobrietà, controllo e raffinatezza sono il marchio distintivo che Metha appone anche su questo titolo. Potrebbe non piacere, si potrebbe a tratti esigere più brio come nelle arie d’esordio di Osmin (I atto) e di Blonde (II atto) ma certo non si potrebbe chiedere maggior coerenza e sensibilità rispetto a quello che accade in scena.

In tale contesto il canto ne esce certamente valorizzato e la compagnia si è rivelata di buon livello complessivo. Lenneke Ruiten, che in Scala era stata Giunia nel mozartiano Lucio Silla del 2015, interpretava l’impervia parte di Konstanze: la voce leggera e sufficientemente agile le ha consentito di superare con successo anche le colorature più sfrenate. Le rimproveriamo qualche attacco non sempre in maschera e qualche piccola imprecisione ma nell’aria di bravura Martern aller Arten ha sfoggiato ottimi trilli e sovracuti ribattuti, accanto ad un registro medio di buona sostanza.
Sua fida servitrice è la Blonde di Sabine Devieilhe. A differenza di quanto ci si potrebbe aspettare, il suo timbro è leggermente più brunito di quello della collega e ci restituisce l’immagine di una ragazzina al contempo spensierata e sicura di sé. Fanno complessivamente bene anche Mauro Peter (Belmonte) e Maximilian Schmitt (Pedrillo), entrambi tenori che ascoltavamo per la prima volta e che riascolteremo volentieri in altri ruoli mozartiani. A Tobias Kehrer, oltre ad una parte assai estesa dall’acuto fino al mib grave, erano affidate la gran parte delle scene comiche fra un numero musicale e l’altro. Ha divertito il pubblico e con la sua voce piuttosto leggera, pur con qualche piccola difficoltà nel registro più acuto, ha affrontato le parti in cui era richiesta più agilità con scioltezza.
Alla recita fuori abbonamento di giovedì 29 il teatro non era pieno ma il pubblico ha comunque accolto con calore i protagonisti e il Maestro Metha.

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La t-shirt Nel fiero anelito spopola nel foyer
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