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Roma riscopre Auber: Fra Diavolo al Costanzi

Fra Diavolo
Musica di Daniel Auber
Opéra-comique in tre atti
Libretto di Eugène Scribe

DIRETTORE Rory Macdonald
REGIA Giorgio Barberio Corsetti
MAESTRO DEL CORO Roberto Gabbiani
SCENE Giorgio Barberio Corsetti e Massimo Troncanetti
COSTUMI Francesco Esposito
VIDEO Igor Renzetti, Alessandra Solimene, Lorenzo Bruno
COREOGRAFIA Roberto Zappalà
LUCI Marco Giusti

INTERPRETI PRINCIPALI
FRA DIAVOLO John Osborn
LORD ROCBURG Roberto De Candia
LADY PAMELA Sonia Ganassi
LORENZO Giorgio Misseri
MATTEO Alessio Verna
ZERLINA Anna Maria Sarra
GIACOMO Jean Luc Ballestra
BEPPO Nicola Pamio

Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma 
Nuovo allestimento in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo

13.10.2017

Ieri sera dopo mesi di attesa posso dire di aver ascoltato per la prima volta dal vivo la splendida musica del Fra Diavolo.
Dal 1884 dimenticata da Roma è ritornata con un fantastico John Osborn in prima linea nelle vesti del celebre bandito.
Attendevo questa serata da tempo perché il film di Stanlio e Ollio e l’edizione in italiano di Zedda del 1981hanno fatto sì che questa fosse la prima opera da me ascoltata e addirittura canticchiata ai tempi dell’asilo.  Con il ricordo di “Quell’uom dal fiero aspetto” mi sono adagiata in poltrona piena di aspettative.

La regia moderna di Corsetti, con tanto di proiezioni video irrompe già dall’ouverture dove assistiamo alle scorribande di Lord Rocburg e Lady Pamela sulla loro decappottabile rossa fatta di pixel.
Il colore e il naïf dominano le scene che per la prima volta sono state realizzate con l’uso di stampanti 3D per ottenere le deformazioni particolari dell’osteria di Terracina che svetta sul palco. I costumi sono un mix tra gli anni ‘50 e i fumetti di Paperino, tutto molto sgargiante e frizzante, come la musica del resto.
A tratti però esagerano; i balletti sono piuttosto fastidiosi, quest’ horror vacui distoglie l’attenzione dalle voci che si esibiscono in brillanti concertati, sminuendo così l’intenso lavoro dei cantanti. Anche la scena corale della domenica delle palme è piuttosto imbarazzante, vengono proiettate sulla piazza luminarie di festa con una madonna al centro, il tutto mentre il coro cerca di fare un balletto in stile villaggio vacanze. E dire che togliendo qualche video di troppo sarebbe stato più godibile e sinceramente carino.

Per fortuna che la bacchetta di Rory MacDonald ha dato quella freschezza necessaria ad Auber: ha diretto senza mai appesantire, cercando di mantenere, come dice lui, l’effetto soufflé francese, grazie ad una musica dai toni lievi e alla giusta leggiadria che avevano reso il Fra Diavolo un must negli anni 30 dell’800. Al contempo ha mantenuto la precisione ritmica essenziale ai concertati più complessi.


Protagonista della serata è sicuramente il tenore John Osborn; lo scanzonato, divertente e ammaliante Fra Diavolo.La tecnica impeccabile gli permette di cantare la sua aria più impegnativa “J’ai revu nos amis – Je vois marcher sur ma bannière” mentre inscena una corsetta per la strada. Veramente notevole; il tocco spiritoso poi completa la più sentimentale barcarola “Agnèse la jouvencelle” del II atto. La Zerlina di Anna Maria Sarra, è giovane e fresca; il suo carattere viene fuori in corso d’opera e l’atteggiamento inizialmente timido viene presto sfatato. I turisti in vacanza ovvero la coppia GanassiDe Candia è particolarmente riuscita. La voce del Baritono rende onore a Lord Rocburg; molto simpatico il terzetto “Le gondolier fidèle” accanto a Lady Pamela e Fra Diavolo; per la Ganassi, rossiniana nel sangue, le agilità di Auber sembrano quasi uno scherzo. Giorgio Misseri veste i panni di Lorenzo, il capo dei carabinieri innamorato della bella Zerlina; da tenore leggero quale è, sfoggia bei sovracuti in falsettone nella romanza “Pour toujours, disait-elle”. I due complici di Fra Diavolo, Giacomo (Jean Luc Ballestra) e Beppo (Nicola Pamio) si rivelano attori provetti e fantastici comprimari, davvero divertenti.

Una serata particolare all’insegna di musica interessante, mi auguro non si tratti solo di una meteora nel panorama delle stagioni romane ma che questo successo possa portare alla riscoperta di capolavori del passato troppo presto dimenticati.

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